Reinhold Messner è tornato sul Nanga Parbat.
A 82 anni l’alpinista ha risalito la roccia da cui, poco più di cinquantasei anni fa, vide per la prima volta in lontananza la montagna pachistana insieme al fratello Günther. Da quella spedizione Günther non fece ritorno.
Il ritorno è stato documentato da un video pubblicato su Instagram, accompagnato da una didascalia dedicata al fratello scomparso.
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Il punto raggiunto da Messner non è una cima né un passaggio tecnico.
È lo sperone di roccia da cui i due fratelli osservarono il Nanga Parbat alla vigilia della salita, immortalato in una fotografia e in un filmato diventati celebri.
“Oggi sono tornato sulla roccia da cui Günther ed io vedemmo per la prima volta il Nanga Parbat in lontananza” scrive l’alpinista nel post.
“È il luogo immortalato in quel vecchio filmato e in quella fotografia ormai celebri: ero salito sulla roccia, Günther mi aveva raggiunto, ci eravamo abbracciati e lui aveva guardato verso l’obiettivo con quel suo sorriso sbarazzino”.
Il confronto con il tempo trascorso è affidato allo stesso Messner: “Oggi sono risalito fin lassù. Certo, non con l’agilità di un camoscio come un tempo, ma ce l’ho fatta comunque”.
Nel giugno del 1970 i due fratelli, dopo aver scalato gli 8.125 metri del Nanga Parbat, affrontarono la discesa dal versante opposto a quello della salita. Fu allora che la spedizione si trasformò in tragedia.
Quando ormai erano prossimi alla fine della discesa, Günther venne colpito dai sintomi del mal di montagna e scomparve, travolto da una valanga di ghiaccio.
Il fratello Reinhold si mise subito alla ricerca del fratello, ma i suoi sforzi non ebbero esito.
Solo nel 2005 la montagna restituì il corpo del fratello. Venne rinvenuto a 4.600 metri sul versante Diamir, esattamente nella zona in cui Messner lo aveva visto sparire.
Il ritrovamento chiuse anni di polemiche.
L’alpinista era stato accusato di avere abbandonato il fratello nei pressi della cima per portare a termine a ogni costo un’impresa destinata a entrare nella storia dell’alpinismo.
La posizione del corpo confermò invece la ricostruzione che Messner aveva sempre sostenuto.
Il Nanga Parbat è tristemente noto come la montagna killer.
Per Messner, però, quella parete ha assunto negli anni un significato che va oltre l’alpinismo, come ribadisce nella chiusura del suo post.
“Ogni volta che passo di qui, devo fermarmi. Qui è iniziato tutto. Per me, il Nanga Parbat è diventato molto più di una semplice montagna”.
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