Si è chiuso sabato 19 settembre 2026, con l’inaugurazione ufficiale del nuovo Bivacco Fiamme Gialle sul Cimon della Pala, il progetto che ha rinnovato i tre bivacchi gestiti dalla Sezione Fiamme Gialle del Club Alpino Italiano.
Oltre al Fiamme Gialle, sulle Pale di San Martino, l’intervento ha riguardato il Bivacco Renato Reali, nello stesso gruppo montuoso, e il Bivacco Aldo Moro, nel Lagorai, lungo il tracciato della Translagorai.
Le tre strutture sono state ricostruite da zero seguendo un unico modello architettonico, adattato poi ai diversi contesti dell’alta montagna.
Sono già pienamente utilizzabili, gli alpinisti le stanno frequentando e sorgono sostanzialmente negli stessi punti occupati dai ripari precedenti.
Dietro il risultato c’è un lavoro cominciato cinque anni fa, con un obiettivo preciso: ripensare il bivacco alpino contemporaneo tenendo insieme funzionalità, sicurezza, qualità progettuale e inserimento nell’ambiente di alta quota.
Non è un caso che il momento conclusivo del progetto sia stato legato al più simbolico dei tre bivacchi.
Il nuovo Fiamme Gialle sorge sullo spallone del Cimon della Pala, una delle vette più iconiche delle Pale di San Martino e una montagna profondamente legata alla storia della Guardia di Finanza.
Il suo profilo compare nello stemma araldico del Corpo e rappresenta da sempre un riferimento identitario per le Fiamme Gialle e per la loro Scuola Alpina.
Il percorso è partito da un concorso aperto a studi di architettura e ingegneria, che ha raccolto 174 proposte progettuali.
Cinque sono arrivate alla short list finale e, fra queste, è stato scelto il progetto dell’architetto trentino Raffaele Cetto.
La soluzione vincitrice è stata poi sviluppata fino a diventare un modello comune.
I tre bivacchi sono strutture sostanzialmente identiche, progettate e realizzate a valle dalla stessa impresa, quindi trasportate e montate in quota.
Le operazioni sono state adattate di volta in volta alle caratteristiche e alle condizioni di ciascun sito.
Chi entra in uno dei tre ripari trova un pannello che racconta il progetto complessivo e presenta le altre due strutture, a sottolineare che fanno parte di un’unica iniziativa.
Per il Presidente generale del CAI, Antonio Montani, il valore dell’operazione va oltre la singola sezione.
“La conclusione di questo progetto rappresenta un risultato importante non soltanto per la Sezione Fiamme Gialle, ma per l’intero Club Alpino Italiano” ha dichiarato Montani in una nota stampa.
“In montagna, i bivacchi sono presidi essenziali: strutture semplici, pensate prima di tutto per offrire riparo e sicurezza in situazioni di necessità. Aver saputo ripensarne forma e funzionalità senza modificarne questa vocazione significa mettere innovazione e competenze al servizio di una frequentazione della montagna sempre più consapevole e responsabile” ha aggiunto.
Montani ha poi sottolineato anche il legame storico tra il Club Alpino e il Corpo:
“Questo progetto contribuisce inoltre a valorizzare la lunga e prestigiosa storia della Sezione Fiamme Gialle, una realtà che rappresenta un motivo di orgoglio per l’intero Sodalizio e una testimonianza concreta del legame tra il CAI e la S.A.G.F.”.
A ripercorrere la genesi dell’iniziativa è il presidente della Sezione CAI Fiamme Gialle, il generale Giovanni Lancerin, che ha spiegato: “Siamo partiti cinque anni fa da una domanda apparentemente semplice: come deve essere oggi un bivacco in alta montagna?”.
“Da quella domanda è nato un percorso molto più ampio, che ha coinvolto progettisti, tecnici, imprese e numerose professionalità e che ci ha accompagnato dal concorso fino al montaggio delle tre strutture in quota. Abbiamo voluto creare un modello riconoscibile, funzionale e replicabile, che potesse rispondere alle esigenze concrete dell’alta montagna”.
Il generale insiste su un punto: le nuove strutture sono migliori, ma non cambiano natura:
“La maggiore qualità progettuale e costruttiva delle nuove strutture, infatti, non snatura il significato essenziale del bivacco che rimane un presidio di emergenza a disposizione di chi, durante un’escursione o un’ascensione, si trovi in condizioni di difficoltà”.
Il rinnovamento ha coinvolto anche i tre bivacchi preesistenti, che hanno avuto destini diversi.
Il vecchio Aldo Moro è stato dismesso, mentre il precedente Renato Reali è stato trasferito altrove.
Per lo storico Fiamme Gialle si è scelta un’altra strada. Per oltre mezzo secolo ha accolto generazioni di alpinisti a più di 3.000 metri di quota ed è considerato un manufatto significativo della storia dell’artigianato e dell’alpinismo.
È stato recuperato integralmente e trasferito sulla terrazza del MUSE, il Museo delle Scienze di Trento, dove resterà esposto in modo permanente come testimonianza di una precisa stagione della frequentazione delle alte quote.
Il passaggio dal vecchio al nuovo diventa così anche un racconto dell’evoluzione dell’alpinismo e delle sue strutture.
Cambiano materiali, tecniche costruttive e soluzioni progettuali, mentre resta invariata la funzione fondamentale di presidio e riparo.
La conclusione dei lavori è stata accompagnata, venerdì 18 settembre al MUSE, dalla presentazione del volume “Il nuovo bivacco modello Fiamme Gialle. Spazio, funzionalità e immagine di un riparo alpino”.
Lo hanno curato Gabriele Tisi, militare del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Passo Rolle, incaricato dal generale Lancerin di coordinare l’intera iniziativa, e l’architetto Davide Fusari.
Il libro ripercorre i cinque anni del progetto: la nascita del concorso, i 174 progetti candidati, la selezione della proposta vincitrice e lo sviluppo del modello, fino alla costruzione a valle e alle complesse operazioni di trasporto e montaggio in quota.
Oltre a conservare la memoria dell’iniziativa, il volume vuole essere un contributo alla riflessione sul ruolo del bivacco nella montagna di oggi e sul modo in cui architettura e innovazione possono confrontarsi con luoghi particolarmente fragili e difficili da raggiungere.
Nella storia dell’alpinismo, il bivacco è una delle forme più essenziali dell’abitare in montagna.
Uno spazio minimo, pensato per proteggere nelle condizioni più severe e nei luoghi più difficili da raggiungere, dove ogni elemento risponde a una necessità concreta e la funzione prevale su qualsiasi idea di comfort.
Nel tempo sono cambiati materiali, tecniche e soluzioni progettuali, ma la sua ragione d’essere è rimasta la stessa: offrire un presidio in alta quota quando le condizioni lo rendono necessario.
Per questo un bivacco non va considerato una struttura ricettiva, una meta turistica o un’alternativa programmata al rifugio. È un presidio di sicurezza, e la presenza di strutture moderne non può sostituire preparazione, esperienza e capacità di valutazione.
Pianificare l’itinerario, conoscere le proprie possibilità, verificare le condizioni meteorologiche e ambientali, disporre dell’equipaggiamento adeguato e saper rinunciare quando serve restano gli elementi fondamentali di una frequentazione consapevole della montagna.
In questa continuità tra passato e presente si inseriscono i tre nuovi bivacchi della Sezione CAI Fiamme Gialle.
Cambiano forme, materiali e soluzioni tecniche, non la funzione che ne ha accompagnato la storia. Un progetto che guarda al futuro dell’alta montagna tenendo al centro sicurezza, essenzialità e responsabilità di chi la frequenta.
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