Via Francigena patrimonio Unesco? Superato il primo esame

Gli esperti di ICOMOS promuovono la candidatura italiana e riconoscono all’antica via dei pellegrini il ruolo di preminente itinerario della cristianità. Sette Regioni e due ministeri ora al lavoro sul dossier finale.

27 ottobre 2026 - 12:32

La Via Francigena supera il primo, delicato esame sulla strada che porta alla Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

ICOMOS, l’organo tecnico dell’Organizzazione, ha espresso un giudizio preliminare positivo sulla candidatura della “Via Francigena in Italia”, riconoscendole il ruolo di preminente itinerario della cristianità.

Lo ha comunicato il Ministero della Cultura il 21 ottobre 2026.

Cosa significa il parere di ICOMOS

Non è ancora l’iscrizione nella Lista, ma è un passaggio significativo. Il parere favorevole permette infatti di procedere alla fase successiva del lavoro, dedicata alla predisposizione del dossier completo della candidatura.

È un traguardo intermedio che conferma la solidità del progetto italiano e apre la parte più impegnativa del percorso.

Le parole del ministro Giuli

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli, in una nota stampa, ha sottolineato il valore collettivo del risultato e la dimensione europea del cammino:

“La Via Francigena è un patrimonio condiviso, che attraversa territori e comunità e racconta una parte significativa della storia e dell’identità europea. Questa valutazione preliminare dell’UNESCO costituisce un importante riconoscimento del lavoro svolto dal Ministero della Cultura e dagli enti locali e le associazioni interessati e, al contempo, un incoraggiamento a proseguire lungo il cammino che ci porterà, ne sono convinto, al riconoscimento di patrimonio mondiale dell’umanità”.

Sette Regioni, un’unica candidatura

La candidatura è sostenuta dal Ministero della Cultura e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

A promuoverla sono sette Regioni: la Toscana, capofila del progetto, insieme a Lazio, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.

Al loro fianco lavora una rete di enti e istituzioni interessati, chiamati ora a costruire insieme il dossier che dovrà accompagnare la Via Francigena verso il riconoscimento finale.

Un cammino dentro il cammino, fatto di territori e comunità che condividono lo stesso obiettivo: vedere l’antica strada riconosciuta come patrimonio mondiale dell’umanità.

Il tracciato di Sigerico: 1.800 chilometri fino a Roma

Il percorso ufficiale della Via Francigena segue fedelmente quello narrato dall’arcivescovo Sigerico nei suoi Diari: 1.800 chilometri suddivisi in 79 tappe, da Canterbury fino a Roma.

In Inghilterra il cammino occupa un breve tratto, circa 27 chilometri tra Canterbury e Dover, che coincide con la North Downs Way.

Superato lo Stretto della Manica, il pellegrino approda in Francia, nel Nord-Pas-de-Calais, e prosegue attraverso Piccardia, Champagne-Ardenne e Franca Contea. Lasciata la Francia, la via entra in Svizzera, nei cantoni di Vaud e del Vallese.

In Italia l’antica strada attraversa 140 Comuni per un totale di 45 tappe, nelle stesse sette Regioni che oggi sostengono la candidatura: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana e Lazio.

Lungo questo tracciato camminavano anche uomini semplicemente in cerca di sé stessi. Il fascino della solitudine, la sensazione di straniamento e la devozione religiosa accompagnavano il devoto verso il cuore della cristianità, e il peregrinatio diventava il simbolo stesso della vita.

Lo racconta un antico detto: “Gesù, cui sia pace, ha detto: il mondo è simile a un ponte, tu passi su di esso ma non ci costruisci la tua casa”.

 

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