A piedi o in bicicletta tra i muretti a secco

7 maggio 2020 - 10:41

L’UNESCO il 28 novembre 2018 ha iscritto “L’Arte dei muretti a secco” nella lista degli elementi immateriali dichiarati Patrimonio dell’Umanità.

“Le strutture a secco sono sempre fatte in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura”

Quante volte siamo rimasti affascinati dalle file ordinate di terrazzamenti sostenuti da muri a secco, lungo i declivi di molte luoghi italiani; luccicano nel calore dell’estate rifrangendo i raggi del sole e mostrano la loro nudità durante l’inverno.

Spesso si incontrano anziani con le mani incrociate dietro la schiena, fermi ad ammirare queste opere d’arte che parlano del tempo che fu, di donne e uomini sotto le gerle cariche di sassi che rubavano piccoli appezzamenti coltivabili alla montagna, decorandola con maestria e armonia; ti raccontano storie lontane e la loro preoccupazione che vada perdendosi un patrimonio di ambiente, storia e abilità.

Muretti di confine, di divisione, di delimitazione di sostegno e manufatti quali ripari per animali, ricoveri per pastori, ponti, pozzi, cisterne, trincee, fontane, acquedotti, sorgenti, sono sparsi sul territorio italiano spesso nascosti da una spessa vegetazione che ne salvaguardia l’integrità.

Tutte le grandi culture del passato hanno fatto ricorso ai muri a secco, dai Greci ai Romani, le culture europee, dell’America Latina, dell’Asia, in una rete che caratterizza tutti i continenti nei luoghi che hanno visto la presenza dell’uomo.

La cultura della pietra a secco è antica quanto l’esigenza di dissodare suoli aspri e pietrosi, di difendere i terreni, le proprietà, ma anche le piante dal vento come ci mostrano i Dammusi a Pantelleria. Sono migliaia di chilometri di muretti campestri e a sostegno di terrazzamenti, che caratterizzano molti luoghi italiani e nel mondo.

Un patrimonio di inestimabile bellezza e armonia che va difeso e valorizzato. I paesaggi terrazzati stanno acquisendo anche un valore turistico; spesso delimitano strade dal fascino avvolgente con microcosmi botanici di piante rare che danno ospitalità ad un mondo animale di piccole dimensioni. In Trentino è stata costituita nel 2013 la “Scuola trentina della Pietra a secco” per il recupero delle antiche abilità costruttive.

In questo difficile momento caratterizzato da Covid 19, che ci costringe a vacanze di prossimità, ecco un bene che vale la programmazione di camminate o escursioni in bicicletta, alla riscoperta della nostra storia, testimonianza di una convivenza con l’ambiente che sottace rispetto per la natura e corretta convivenza con gli altri abitanti del pianeta.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

I 5 eremi più spettacolari della Majella

Il Cammino di Assisi: tra borghi, eremi e foreste millenarie

Lazio: il Cammino di San Benedetto