Fotoreportage in Estremadura, il volto selvaggio dell’entroterra spagnolo

18 marzo 2020 - 3:08

Ubicata nella Spagna sud-occidentale, ai confini con il Portogallo, l’Estremadura, costituisce una delle regioni più aspre del paese. Il suo nome “terra estrema”, è legato alla posizione di territorio di frontiera, un luogo che colpisce per il fascino di una terra vergine e ancora poco nota al turismo di massa.

Al viaggiatore distratto, il paesaggio collinare può apparire a prima vista monotono e piatto, privo di quelle gole, valli e vette che caratterizzano ad esempio i Pirenei o le Asturie. La terra ci appare quasi ovunque assoggettata all’uomo e lasciata al pascolo brado: le querce scorticate mostrano il carminio del legno, i lecci sono ordinatamente distanziati e potati. La vegetazione s’infittisce solo sulle basse colline venendo a formare una tipica macchia mediterranea a corbezzolo, erica e mirto, sparsa di lecci e sughere.

Patrimonio di biodiversità

Quando i Romani conquistarono queste terre, probabilmente il paesaggio doveva apparire ben diverso da come lo troviamo oggi, con una copertura vegetale primigenia dominata da grandi boschi di querce e lecci a prevalere su piane e colli. La fauna di quei tempi era certo abbondante di specie tipiche della foresta (orsi, cinghiali, lupi, linci, cervi e gatti selvatici), ma relativamente scarsa di uccelli. In particolare, le estese foreste ad alto fusto non favorivano la presenza di due specie che oggi sono il fiore all’occhiello di questa regione: l’aquila imperiale e l’avvoltoio monaco.

Oggi, la fauna dell’Estremadura è il prodotto di un ecosistema influenzato intelligentemente dal lavoro dell’uomo: la vegetazione rada a pascolo, il diradare del bosco originario, una parte della copertura forestale lasciata intatta. In questo modo, gli alberi migliorano il suolo agricolo consolidandolo, e forniscono ombra all’erba e alle colture in una regione calda e assolata. Il grano stesso viene coltivato lasciando una consistente superficie forestale, anche se troviamo vaste aree agricole prive di alberi, concentrate soprattutto intorno a Cáceres. Anche queste zone sono di importanza fondamentale per alcune specie come l’otarda, che concentra qui il più alto numero di esemplari al mondo.

Quando la dehesa – tipico ambiente di pianura della Spagna – deve essere utilizzata per l’allevamento del bestiame, gli alberi vengono lasciati più o meno fitti, considerando che i bovini necessitano di erba e che i maiali si nutrono di ghiande. Naturalmente si produce legna e sughero, senza abbattere gli alberi ma con le sole operazioni di potatura.

Come si evincerà, si tratta di una forma di utilizzo del territorio estremamente intelligente, rispettosa dell’ambiente e capace di una buona produttività sul lungo periodo, che oltre a consentire il benessere dei contadini, favorisce l’esistenza di una fauna selvatica abbondante ed eterogenea.

L’anima primordiale

In Estremadura esistono anche ambienti selvaggi che si trovano in zone montuose poco adatte all’agricoltura ma di fondamentale importanza per l’avifauna, in quanto forniscono aree di rifugio e nidificazione. Tra queste, il più famoso è il Parco Nazionale di Monfragüe, insieme alla Sierra de Gredos a nord, la Sierra de Guadalupe a est e la Sierra de San Pedro a ovest, veri paradisi naturalistici. Insieme a zone coltivate e alla macchia mediterranea detta matorral, anche l’ambiente acquatico contribuisce alla ricchezza faunistica dell’Estremadura.

Grazie al sistema agricolo precedentemente descritto, vengono usati pochi fertilizzanti e i fiumi sono sempre poco sfruttati per l’irrigazione, sia per la portata insufficiente, sia per il difficile utilizzo. Già gli antichi Romani avevano creato piccole lagune artificiali per trovare una soluzione alla mancanza d’acqua: questi piccoli bacini, chiamati charcas, sono presenti un po’ su tutto il territorio e forniscono tra l’altro cibo e asilo ad anfibi, rettili e pesci.

L’acqua è un punto di riferimento primario per le colonie di aironi e di cicogne, ma grazie alle charcas, in Estremadura – terra priva di zone umide – accade anche che riescano a nidificare specie legate all’acqua come anatre e svassi.

Al contrario, i grandi bacini artificiali costruiti a metà del secolo scorso, essenzialmente a fini idroelettrici e a spese dei fiumi principali (Tago, Tiétar, Guadiana, Alagón), hanno avuto effetti ecologici disastrosi. In pratica, tutto il fiume Tago, dal confine con il Portogallo alla provincia di Toledo, è stato ridotto a un lago serpeggiante lungo circa 120 chilometri. Ciò ha comportato l’inesorabile distruzione della foresta pluviale primaria che era rimasta intatta sino ai primi del Novecento. In essa trovavano rifugio specie oramai diventate rare, come la cicogna nera, che fortunatamente sopravvive ancora in alcune zone.

Birdwatching in Estremadura

In Estremadura non si viene accolti da ambienti affollati, caotici e rumorosi, ma si è avvolti e “travolti” da una realtà pacata e sobria, quella di una terra d’altri tempi, erede di una storia antica in grado di offrire ai visitatori interessanti spunti per scoprire il suo passato e le sue bellezze, a cominciare dal riposante paesaggio agreste e da una natura selvatica e incontaminata.

A dominare il panorama un Parco Nazionale, due Parchi regionali e cinquantaquattro aree protette. Questa regione è considerata una delle aree europee di maggiore importanza per l’ornitologia e risulta pertanto tra le mete più ambite da appassionati di birdwatching, che qui troveranno l’opportunità di osservare ben 337 specie di uccelli diverse, tra cui moltissimi rapaci, la cicogna nera, l’avvoltoio monaco, l’aquila imperiale, il grifone, il falco grillaio, nonché numerosissime rarità come lontre, gufi reali e il pollo sultano, il tutto in un habitat naturale di straordinaria bellezza. Oltre alla ricchezza omaggiata dalla natura, l’Estremadura è unica anche per il suo ricco patrimonio storico e culturale. Nei suoi piccoli paesi e nelle cittadine, spiccano capolavori storici e architettonici di gran pregio e impatto, soprattutto per gli appassionati di arte romana che possono ammirare innumerevoli monumenti perfettamente conservati e quel quieto vivere fuori dal tempo che caratterizza lo stile di vita dei locali.

Un viaggio non solo per il naturalista

Cáceres è un gioiello architettonico di origine romana e araba protetto dall’Unesco, con le sue mura almohade che circondano la città vecchia, nella quale è possibile trovare palazzi e case nobiliari dei secoli XVI e XVII, come la Casa de los Golfines de Abajo, la Casa e Torre de la Cigüeña e la Casa del Sol, decorata con lo stemma della famiglia Solís.

Il paese di Trujillo possiede invece una delle piazze più belle della Spagna: la Plaza Mayor, occupata da una statua equestre di Francisco Pizarro.

Per chi insegue le orme della cultura, Plasencia è una graziosa e suggestiva città fortificata su una collina, cinta da una duplice cerchia di mura con sei porte e sessantotto torri; tra i tanti monumenti storici, spicca una singolare cattedrale formata da due chiese unite.

Ciudad Rodrigo, altro monumento nazionale, ultimo avamposto castigliano prima del confine lusitano, è uno scrigno protetto da mura merlate che cela architetture medievali di inusitata bellezza. Da non dimenticare infine il villaggio di Guadalupe, sviluppato intorno ad un imponente monastero che unisce gli stili gotico e mudéjar; all’interno di cui si trova la Vergine di Guadalupe con il volto annerito dalle luci votive, visitata da pellegrini di tutto il mondo.

L’itinerario

Il Parco Nazionale di Monfrague

 

Numeri utili

Centro Visite Parco Nazionale di Monfrague
Villarreal de San Carlos (Càceres)
Tel. +34 927.199134
parquenacionaldemonfrague@juntaextremadura.net

Hotel Rural Montefragoso
Plaza de la Costituciòn , 15-16 Jaraicejo (Càceres)
www.hotelfragoso.com
hotelruralmontefragoso@gmail.com

Greenextremadura
Guide ed esperti del territorio
Cell. +34 609.880812
www.greenextremadura.com

Testo e foto di Massimo Piacentino

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