Storie di passi, di Alpi e Appennini

19 marzo 2020 - 12:03

Sotto ai cieli tersi d’alta montagna, dove il vento spazza i valichi in mezzo alle cime, hanno sempre viaggiato oggetti, idee, genti, parole. In quei luoghi dell’andare e del venire sono nati infiniti dialoghi tra mondi differenti e lontani.

Come veri e propri ponti culturali, i passi alpini e appenninici garantiscono innumerevoli opportunità di scambio fin dai tempi più remoti, quando le strade nemmeno esistevano. La grande barriera naturale rappresentata dalle montagne separa valli, regioni, paesi e perfino ambienti e paesaggi ma l’incontro tra realtà diverse non è mai stato interamente arginato dai ripidi versanti o dalle condizioni avverse proprie dell’ambiente montano.

I passi degli uomini, che con fatica trasportavano le loro merci e il loro bestiame, che con determinazione facevano viaggiare il loro sapere e la loro storia, hanno cercato le aperture in cresta, le selle erbose sui crinali, i passaggi che attraversano ghiaioni e nevai, perfino la traccia più esigua e impervia, pur di andare “oltre”, svalicando fino a guadagnare l’altro versante.

Ancora oggi, nonostante una sviluppata rete viaria, i rilievi disegnano la geografia del paesaggio e trasmettono la sensazione di essere parte di un territorio ed estranei ad un altro, suggerendo la percezione di una moltitudine di luoghi differenti. Consultando una mappa acquisiamo consapevolezza della reale distribuzione geografica, della prossimità delle aree e delle modalità di interconnessione delle stesse.

Il fascino dei passi alpini e appenninici sta proprio nell’aver stabilito canali di comunicazione tra luoghi apparentemente vicini ma incredibilmente distanti dal punto di vista culturale o, allo stesso tempo, tra valli e aree territoriali che, seppur lontane e apparentemente senza alcuna relazione, hanno sperimentato nel tempo interessanti contaminazioni.

Distanze interconnesse

Spesso non si ha una chiara idea di cosa si intenda esattamente con il termine passo montano, di conseguenza teniamo a specificare che è possibile identificare un passo come il punto in cui si riscontra la quota più alta da raggiungere per scendere nel versante opposto del rilievo.

Generalmente, proprio per le loro caratteristiche territoriali, i passi montani sono contraddistinti da tracciati estremamente sinuosi e pendenze accentuate. Dal punto di vista topografico il passo assume la forma di una sella di cavallo posta tra due montagne, molto frequentemente localizzata proprio sopra alla sorgente di un fiume, quasi a formare una sorta di ponte sull’area in cui l’acqua inizia la sua corsa verso valle.

È inoltre importante sapere che il loro aspetto e le loro caratteristiche possono risultare molto differenti in quanto alcuni di essi si arrampicano stretti e ripidi fino a trovare un passaggio tra le rocce, altri sono costituiti da ampie e meravigliose vallate, delle quali non è semplice stabilire con precisione il punto di svalico.

Le nostre catene montuose custodiscono un’infinità di passi, alcuni dei quali mettono in comunicazione le regioni dell’Italia settentrionale, raccontando la storia di confini ben più antichi di quelli politici attuali, oppure divengono porte per l’accesso all’Europa, laddove termina il nostro Paese magari proprio lungo la cresta di un monte; altri consentono di spostarsi dalle vallate principali alle più isolate valli laterali mentre i tanti valichi situati sull’Appennino, caratterizzati da ambienti indubbiamente molto diversi da quelli alpini, hanno avuto un ruolo fondamentale nel determinare gli innumerevoli passaggi di popoli, merci e cultura impressi nella memoria della nostra Penisola.

Passi naturali, da sempre parte integrante del territorio e altri fortemente voluti dall’uomo, che si è fatto strada dove ha avuto necessità di transitare, plasmando le caratteristiche del paesaggio. Ecco allora che i passi possono essere considerati quale sintesi perfetta di centinaia di anni di transiti, della presenza dell’uomo e del conseguente impatto sulla natura, di trasformazioni e di necessità.

Uomini e valichi

Che la storia dell’uomo e quella dei passi montani siano strettamente interconnesse è facilmente intuibile se ci si ferma a riflettere sugli scopi che hanno portato genti d’ogni luogo ad affrontare le montagne: dagli scambi commerciali alle migrazioni, dalle fughe alle aggressioni belliche, dalle necessità di chi viveva di allevamento al coraggio di chi sognava di viaggiare. Ma sulle montagne non si sale solo per spostarsi e per “passare” da una parte all’altra; l’esigenza di fermarsi porta presto gli uomini a lasciare il segno tangibile della loro presenza sui passi, dove sorgono fortificazioni, ospizi e rifugi.

Tra gli esempi più interessanti della migrazione di un popolo e della sua cultura attraverso valichi d’alta montagna, troviamo indubbiamente quello delle comunità Walser, che sin dal 1200 lasciarono il vallese, loro terra d’origine, per affrontare tratti alpini impervi e inesplorati al fine di raggiungere un’ampia area che dalla Savoia si estende fino all’Italia e all’Austria, a testimoniare come, storia, lingua d’origine, tradizioni, arti e qualità, siano sempre in viaggio con il popolo cui appartengono.

Altro aspetto particolarmente interessante è il transito di merci e materie prime che per secoli è avvenuto lungo itinerari in quota. Nel XV secolo, l’importanza dei passi occidentali, quali il Piccolo e il Gran San Bernardo e il Moncenisio, era divenuta ormai fondamentale: da qui transitava l’intera economia locale basata sullo scambio del sale ma anche di una cospicua varietà di merci tra cui olio, metalli grezzi, tessuti e drappi spagnoli, ovini del midi provenzale, asini, tele, cordami e riso.

Per evitare la parte più pericolosa del Colle delle Traversette, il Marchese di Saluzzo Ludovico II, pensò addirittura di scavare un tunnel nello spessore della roccia a ricavare uno stretto passaggio nel gruppo del Monviso, via che divenne presto nota come il “buco del sale”.

Numerosissimi gli esempi di utilizzo dei passi in chiave militare, in cui il passo stesso diventa parte integrante della difesa di un territorio. Pensiamo ad esempio al mastodontico Vallo Alpino, un sistema di fortificazioni costruito prima della Seconda Guerra Mondiale con l’intento di proteggere i confini dell’Italia, di cui troviamo ancora le tracce lungo gli innumerevoli valichi strategici della catena alpina.

Oggi i passi hanno ormai conosciuto il turismo e la sua inevitabile impronta sul territorio, modificando il loro aspetto e le loro funzioni d’origine, ma chi ama conoscere davvero l’anima dei luoghi non potrà fare a meno di ripercorre, magari a piedi con lo zaino in spalla, i sentieri che portano alle selle in quota e che hanno sempre una storia da raccontare.

Testo di Elisa Canepa / Foto di Roberto Bergamino, Enrico Bottino, Marco Fazion, Alfonso Picone, Andrea Perciato, Giovanni Antonio Scrofani, Claudio Trova

Leggi anche gli itinerari sui grandi passi alpini e appenninici:

Il Colle di Cadibona

Al colle I Test

Lo Chaberton

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