Abbiamo imparato a conoscere il jogging e a inserire nella routine di allenamento qualche corsetta lenta, ideale anche per aumentare la resistenza in vista delle uscite in montagna.
Ma cosa succede se si rallenta ancora di più? In Corea del Sud, e non solo, è diventata virale una nuova forma di corsa che a un primo sguardo somiglia quasi ad una camminata veloce.
Si chiama slow jogging e il ritmo è lento per qualunque parametro.
Secondo un recente report di CivicNews, un’associazione che si occupa di pratiche sociali positive, chi la pratica si muove a circa 4/6 chilometri orari: significa dai 10 ai 15 minuti al chilometro.
Per molti runner è un’andatura più lenta della corsa lenta per il riscaldamento o persino della camminata a passo svelto.
Eppure si tratta pur sempre di correre: i partecipanti procedono con passi corti e leggeri, spesso in grandi gruppi o in fila.
Il movimento dello slow jogging è nato in Giappone da un’idea di Hiroaki Tanaka, fisiologo dell’esercizio alla Fukuoka University, e si è successivamente sviluppata in Corea dove, da orami diversi anni, si è diffusa molto.
La Korean Slow Jogging Association indica che la pratica è stata introdotta nel Paese nel 2012.
Il più recente fenomeno della corsa lenta sembra nascere da chi cerca un modo più semplice per avvicinarsi alla corsa, o per goderne senza fatiche.
Slow jogging in Corea- Foto Getty Images
Quando tutti si muovono a un passo vicino a quello della camminata, non c’è mai il timore di non riuscire a stare al ritmo, né la tentazione di farsi risucchiare dalla competizione per accorciare i tempi in cui si percorre un distanza.
Un principiante che ha parlato con CivicNews ha raccontato di essere stato scettico all’inizio, chiedendosi se contasse davvero come esercizio fisico.
Ha scoperto presto che i piccoli passi rapidi lo facevano comunque sudare, e che muoversi lentamente per molto tempo era più difficile di quanto sembrasse.
Reso popolare da Hiroaki Tanaka e ampiamente adottato nella cultura coreana dell’invecchiamento attivo, lo slow jogging ruota attorno al cosiddetto “Niko Niko Pace“, ovvero il ritmo del sorriso: se non si riesce a chiacchierare o canticchiare comodamente, si sta andando troppo veloci.
La tecnica prevede passi piccoli e leggeri, circa 180 al minuto, a una velocità di camminata normale compresa tra 3 e 5 chilometri orari.
Invece di appoggiare pesantemente il tallone, si utilizza un appoggio a metà piede, sollevando i piedi solo di poco.
A questo si accompagna una respirazione ritmica, con due brevi inspirazioni e due delicate espirazioni, sincronizzata con i passi per evitare l’affanno.
Secondo quanto appreso dai programmi sanitari coreani, questo ritmo lento offre benefici quasi paragonabili a quelli degli allenamenti intensi, ma senza il rischio di infortuni.
Sul piano metabolico, lo slow jogging coinvolge le fibre muscolari a contrazione lenta, che utilizzano soprattutto ossigeno e grassi come carburante.
Correre a questa andatura facile brucia quasi il doppio delle calorie rispetto ad una camminata sulla stessa distanza, favorendo la gestione del peso senza far salire gli ormoni dello stress.
C’è poi il capitolo articolazioni.
La corsa tradizionale scarica impatti bruschi su ginocchia e colonna, mentre l’appoggio a metà piede riduce sensibilmente la forza dell’impatto.
Il leggero rimbalzo ritmico stimola dolcemente la densità ossea e rinforza la muscolatura senza infiammare le cartilagini più fragili.
Benefici anche per cuore e circolazione: poiché la respirazione cadenzata mantiene stabile la frequenza cardiaca, la pressione resta entro valori sicuri.
La contrazione dei polpacci agisce come una pompa naturale, definita nella tradizione del benessere coreano il “secondo cuore” del corpo, migliorando la circolazione.
Infine la resistenza.
Gli allenamenti ad alta intensità spesso lasciano i corpi di mezza età spossati per giorni, mentre lo slow jogging rilascia endorfine in modo costante, sostenendo energia e umore e costruendo nel tempo una notevole capacità di resistenza.
Molti apprezzano la dimensione inclusiva e di gruppo.
Se in Corea del Sud esiste già una forte cultura delle running crew, la corsa molto lenta offre un modo per ritrovarsi senza trasformare l’uscita in una gara di alcun tipo.
Nel distretto di Gangdong, a Seul, i partecipanti a un programma sanitario di slow jogging hanno continuato a incontrarsi in piccoli gruppi nei parchi locali anche dopo la fine dei corsi.
Camminano e corrono insieme, al ritmo che il gruppo riesce a sostenere.
In Corea, inoltre, i centri sanitari pubblici locali offrono programmi di benessere gratuiti che incoraggiano anziani e casalinghe a restare attivi.
Lo sviluppo urbano incoraggia queste pratiche, infatti molti parchi urbani dispongono di piste pensate proprio per l’esercizio a basso impatto, dove generazioni diverse corrono insieme al ritmo del sorriso.
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