Caldo e sole in alta quota: i rischi dell’estate in montagna

Colpi di calore, scottature e danni agli occhi: due esperti del Collegio nazionale guide alpine spiegano come affrontare l'alta quota d'estate in sicurezza, con consigli pratici su protezione, idratazione e prevenzione

11 agosto 2026 - 8:54

Ogni estate la montagna richiama migliaia di persone, ma l’ambiente d’alta quota nasconde insidie spesso sottovalutate.

Tra queste, i rischi legati al sole e al caldo sono tra i più trascurati dagli appassionati outdoor, eppure possono avere conseguenze serie.

Il Collegio nazionale delle guide alpine ha approfondito il tema con due esperti, raccogliendo consigli preziosi per chi affronta la quota nella bella stagione.

Perché in quota il sole è più insidioso

In montagna l’irradiazione solare è più intensa che a bassa quota, e questo rende l’esposizione ai raggi molto più rischiosa di quanto si creda.

I pericoli maggiori sono i colpi di calore, le oftalmie e le scottature, che nel tempo possono portare anche a problemi seri come i tumori della pelle.

Per fare chiarezza, il Collegio nazionale delle guide alpine ha coinvolto due voci autorevoli: il dott. Antonio Prestini, dirigente medico del Dipartimento Prevenzione APSS Trento e responsabile dell’Ambulatorio di Medicina di Montagna, e Lorenzo Iachelini, gestore di un rifugio alpinistico.

Entrambi hanno offerto indicazioni concrete per evitare rischi e godersi la montagna estiva con la giusta consapevolezza.

La montagna d’estate resta un’esperienza che affascina, ma va affrontata con preparazione e conoscenza.

Colpi di calore, disidratazione o scottature importanti sono sempre dietro l’angolo quando non si adottano le precauzioni necessarie.

La testimonianza dal rifugio: “Il sole è sempre più cattivo”

Lorenzo Iachelini gestisce il rifugio Dorigoni, a 2436 metri in Val di Rabbi (TN), e osserva il fenomeno da una posizione privilegiata.

Al Collegio guide alpine ha raccontato:

“Alcune statistiche raccolte dai tour operator indicano un aumento dei turisti che si lamentano del troppo caldo per camminare in estate. Il sole è sempre più cattivo, vedo con i miei occhi che è pericoloso sottovalutarlo: le scottature sono un problema diffuso, specialmente tra le persone che arrivano dal Nord Europa, abituate all’idea che l’aria aperta sia tutta salute e ad esporsi al sole senza protezione. Ma bisogna comportarsi secondo le evidenze, non secondo le proprie opinioni”.

Iachelini suggerisce anche un metodo pratico per valutare le condizioni prima di partire:

“Su alcuni siti meteo sono disponibili mappe della radiazione solare giornaliera che indicano l’intensità dei raggi UV: ad esempio, a 3000 metri con bel tempo, può essere superiore a 8 e la raccomandazione in questo caso è già di non esporsi al sole. Berretto, occhiali e crema messa ripetutamente sono quindi la base da cui partire, non un optional”.

Il gestore del Dorigoni sottolinea come in montagna servano tanti piccoli accorgimenti per viverla appieno riducendo i rischi.

Un ambiente capace di regalare grandi soddisfazioni, ma ostile sotto molti aspetti, che va imparato a conoscere.

Il parere del medico di montagna

Alle domande poste dal Collegio nazionale guide alpine ha risposto il dott. Antonio Prestini, che unisce l’esperienza clinica a quella di Guida Alpina.

> In montagna il sole “fa più male”?

Sì, perché l’intensità dei raggi solari aumenta di circa il 10 per cento ogni 1000 metri di dislivello, a causa della rarefazione dell’atmosfera.

Su ghiacciaio o sulla neve i raggi diventano ancora più pericolosi, perché la superficie riflette fino all’80% degli ultravioletti, amplificandone l’effetto.

> Quali sono i pericoli maggiori?

Il rischio dei raggi solari riguarda soprattutto la pelle e gli occhi.

Sulla pelle si manifestano le classiche scottature, che vanno dal semplice eritema, ossia le scottature di primo grado, fino alle vere e proprie bolle, cioè le scottature di secondo grado.

> Sono danni a lungo termine?

La scottatura in sé guarisce completamente.

Tuttavia, aver subito ripetute scottature può diventare un fattore predisponente allo sviluppo di alcuni tumori della pelle.

> Quali altri pericoli dipendono dal sole?

I danni all’occhio comprendono una vasta gamma di disturbi, che partono da una banale congiuntivite fino ad arrivare alla cecità temporanea da neve, ad esempio quando si sale su ghiacciaio senza occhiali per alcune ore.

In rari casi si rischia anche la riattivazione di una cheratite herpetica nei soggetti predisposti: una patologia che va curata in ambiente specialistico e che si manifesta con una forte congiuntivite persistente, associata a disturbi della vista.

Il terzo tipo di danno legato all’esposizione senza protezione è l’herpes delle labbra.

Il virus si riattiva per diverse cause, e i raggi ultravioletti sono un fattore scatenante.

> Quale prevenzione adottare?

La prevenzione deve essere molto accurata e va fatta con creme solari di qualità, ad alta o altissima protezione a seconda del fototipo: dal fattore 50 in su.

La crema va applicata prima dell’esposizione e ripetuta ogni due o tre ore, avendo cura di coprire tutte le parti esposte.

> Come proteggere occhi e testa?

Per gli occhi servono occhiali da sole con paraocchi laterali, perché quelli che usiamo abitualmente non offrono la massima protezione. Quelli da ghiacciaio sono studiati per riparare l’occhio anche dalle infiltrazioni laterali del sole, senza appannarsi.

È inoltre obbligatorio un berretto da sole, con paraorecchie per proteggere le orecchie dalle scottature, oppure a tesa larga per tenere più in ombra viso e collo.

In alta montagna il viso è spesso l’unica parte scoperta, ma vale la pena ricordare che ogni parte del corpo va protetta: a 2500 metri, con il caldo, restare due ore a torso nudo al rifugio espone al rischio di ustionarsi completamente.

> Quando si rischia il colpo di calore?

La termoregolazione è il meccanismo che permette al nostro organismo di mantenersi intorno ai 36 gradi, più o meno mezzo grado.

In ogni istante il corpo lavora per l’omeostasi della temperatura, ma quando non riesce a mantenerla si sviluppano situazioni molto pericolose per la vita, come l’ipotermia o l’ipertermia.

Il colpo di calore può insorgere quando si svolge un’attività fisica intensa in giornate calde e particolarmente umide, e non si riesce ad abbassare la temperatura corporea attraverso la sudorazione, soprattutto indossando indumenti non traspiranti.

I primi sintomi sono affaticamento, senso di sete, malessere e vertigini, ma si può arrivare fino al coma. In questi casi occorre fermarsi, ripararsi dal sole e bere molta acqua.

Attenzione a bambini e anziani, che avvertono poco i primi segnali e più spesso sviluppano forme gravi.

> Ci sono categorie più esposte?

Per le scottature, le persone con pelle chiara sono più a rischio e devono prestare particolare attenzione ai mezzi di protezione.

I bambini vanno protetti sin dai primi mesi di vita, perché i danni solari contratti nell’infanzia possono avere ripercussioni nel corso della vita.

Le persone fragili in generale, come anziani e chi convive con patologie croniche, risultano più vulnerabili a tutte le patologie legate alla montagna, dal mal d’alta quota all’ipotermia fino alla disidratazione.

> Conoscere la montagna per viverla meglio

La montagna d’estate resta uno spazio di libertà e bellezza, ma proprio la sua apparente accessibilità può trarre in inganno.

Il sole che scalda le vette non è lo stesso che troviamo in pianura, e riconoscerne l’intensità è il primo passo per un’escursione serena.

Berretto, occhiali, crema solare e acqua non sono dettagli, ma parte integrante dell’equipaggiamento di chi vuole camminare in quota con rispetto verso il proprio corpo e verso l’ambiente che lo circonda.

Imparare a leggere i segnali della montagna, dalle mappe UV ai primi sintomi del caldo eccessivo, significa costruire quella consapevolezza che trasforma una gita in un’esperienza pienamente vissuta, dove la prudenza non toglie nulla al piacere del cammino.

 

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