waterfall in Malbacco, Italy
Quando l’estate porta temperature elevate, la Toscana offre numerosi itinerari dove trovare refrigerio camminando in ambienti ombreggiati, ricchi di acqua e lontani dai percorsi più affollati.
Dalle Alpi Apuane alla Montagna Pistoiese, dalle foreste costiere di San Rossore alle colline livornesi, questi quattro trekking raccontano una regione diversa, fatta di boschi, sorgenti, torrenti e testimonianze storiche nascoste nel paesaggio.
Ecco 4 itinerari al fresco in Toscana da fare in agosto.
Tra le mete naturalistiche più affascinanti delle Alpi Apuane, le Cascate di Malbacco si trovano a breve distanza da Seravezza.
Conducono a uno degli angoli più suggestivi della Versilia: il Pozzo della Madonna, una grande pozza dalle acque limpide scavata dal torrente Serra ai piedi di una cascata alta una decina di metri.
L’itinerario è semplice e adatto a quasi tutti (difficoltà T/E), con circa 120 metri di dislivello e un tempo di percorrenza compreso tra 35 e 50 minuti.
Ph.: Gettyimages/Piero Zanetti
Si parte dal parcheggio situato poco oltre l’abitato di Malbacco e si prosegue a piedi lungo la strada asfaltata, che durante l’estate è chiusa al traffico ordinario.
Dopo alcuni minuti si raggiunge la discesa n. 4, da cui un sentiero entra nel bosco e conduce verso il torrente.
Superata una prima deviazione e costeggiati alcuni ruderi in pietra, si svolta a destra e si continua tra brevi saliscendi fino a raggiungere la cascata, attraversando il torrente su grandi massi.
Il colpo d’occhio è notevole: l’acqua ha modellato la roccia formando uno scivolo naturale che termina in una profonda pozza color smeraldo, circondata da ciottoli bianchi di marmo trasportati dalle piene.
Nella stagione estiva il luogo è molto frequentato da chi cerca un bagno rinfrescante o desidera rilassarsi immerso nella natura, mentre i più temerari risalgono la parete della cascata per lasciarsi scivolare nuovamente in acqua.
È però bene ricordare che la temperatura dell’acqua rimane molto bassa anche nei mesi più caldi e che l’attraversamento del torrente e gli eventuali tuffi richiedono sempre prudenza.
Nel cuore della Montagna Pistoiese, tra i paesi di Le Piastre e Pracchia, questo itinerario ad anello permette di immergersi in un paesaggio dove la natura racconta una storia fatta di acqua, boschi e ingegno umano.
Il percorso, lungo circa 13 chilometri con un dislivello di 450 metri, si sviluppa lungo sentieri e strade forestali attraversando castagneti secolari.
Piccoli borghi e numerose sorgenti, fino a raggiungere la Ghiacciaia della Madonnina, una delle testimonianze più significative dell’antica industria del ghiaccio naturale in Toscana.
Ph: Associazione Ecomuseo della Montagna Pistoiese
Tra il XVIII secolo e gli anni Trenta del Novecento, la Valle del Reno era infatti uno dei principali centri di produzione del ghiaccio dell’Appennino toscano.
Le rigide temperature invernali e l’abbondanza di acqua permisero lo sviluppo di un’attività che per oltre un secolo rappresentò una risorsa economica fondamentale.
Attraverso un articolato sistema di briglie e canali, l’acqua veniva convogliata in piccoli bacini dove, durante l’inverno, ghiacciava naturalmente.
I blocchi di ghiaccio venivano poi tagliati con appositi attrezzi, caricati su carri trainati da animali e trasportati nelle grandi ghiacciaie in muratura, dove rimanevano conservati grazie alle possenti pareti in pietra e a uno strato isolante di foglie secche.
Da qui il ghiaccio raggiungeva città, ospedali e dimore nobiliari, diventando una merce preziosa ben prima dell’arrivo dei frigoriferi.
La Ghiacciaia della Madonnina è uno degli esempi meglio conservati di questo sistema produttivo.
Il suo nome deriva dalla piccola immagine della Madonna che un tempo era collocata sopra l’ingresso, mentre nei dintorni sono ancora visibili gli antichi laghetti artificiali, le gore e le opere idrauliche che alimentavano la produzione del ghiaccio.
Il punto di partenza è il paese di Le Piastre, situato a circa 740 metri di quota, nei pressi della confluenza dei due rami del fiume Reno, il Reno di Prunetta e il Reno di Campolungo.
Da qui il cammino entra subito in un ambiente tipico della Montagna Pistoiese, caratterizzato da boschi, piccoli corsi d’acqua e testimonianze della presenza dell’uomo nel corso dei secoli.
L’itinerario segue antichi tracciati utilizzati un tempo per collegare le borgate della valle e conduce progressivamente verso alcuni dei luoghi più significativi legati alla storia dell’acqua.
Lungo il percorso si attraversano aree ricche di sorgenti e fontane, elementi fondamentali per la vita quotidiana delle comunità locali, e si raggiungono località come Botro, Le Forri e Vivaio, immerse in un paesaggio dove i castagneti secolari rappresentano ancora oggi uno degli elementi caratterizzanti.
Nel cuore del Parco Regionale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli, questo itinerario permette di scoprire uno degli ambienti naturali più particolari della costa toscana.
Il percorso ad anello, lungo circa 5 chilometri, rappresenta una delle migliori soluzioni per visitare la parte più accessibile della Tenuta di San Rossore.
Ph: Gettyimages/MatViv80
La storia di questo territorio è strettamente legata alle vicende politiche e nobiliari della Toscana e dell’Italia.
Già nel Medioevo l’area ospitava insediamenti religiosi e monasteri, ma fu con i Medici che San Rossore iniziò ad assumere un ruolo centrale.
Proprio a loro si deve la diffusione dei pini domestici, legati alla produzione del pinolo. Successivamente la tenuta passò sotto il controllo dei Lorena, dei Bonaparte e infine dei Savoia.
Dopo la Seconda guerra mondiale divenne patrimonio pubblico e, nel 1979, con la nascita del Parco, la sua fruizione venne regolamentata per tutelare un ambiente di grande valore naturalistico.
Il trekking prende avvio dall’ingresso principale della Tenuta, presso il Ponte delle Trombe. Da qui si segue il grande viale fino al Centro Visite.
Quindi si attraversa il prato centrale per raggiungere il Viale del Gombo: questo lungo rettilineo, incorniciato dai pini domestici, conduce verso il mare e rappresenta uno degli elementi più caratteristici della tenuta.
Il percorso prosegue per circa un chilometro fino a incontrare sulla destra l’accesso al Sentiero Sabrina Bulleri, una deviazione che permette di abbandonare il fondo asfaltato e immergersi nel vero ambiente forestale di San Rossore.
Il sentiero attraversa un bosco tipico degli ambienti umidi, dove crescono grandi farnie, carpini e pioppi.
Usciti dal Sentiero Sabrina Bulleri si raggiunge la zona del Paduletto, una delle aree più interessanti dal punto di vista naturalistico.
Seguendo il vialetto verso sinistra si arriva a un piccolo casotto di osservazione affacciato sul Chiaro del Paduletto, una zona umida stagionale che durante alcuni periodi dell’anno può diventare un vero rifugio per numerose specie di uccelli.
Ripreso il cammino, il percorso attraversa un fitto canneto e conduce verso una radura affiancata da un canale.
Seguendo il sentiero fino al suo termine si raggiunge l’argine del Fiume Morto Nuovo, che viene percorso fino a ricongiungersi con i viali interni della tenuta.
Da qui si procede verso la zona dell’ippodromo, si costeggia l’area verde e, dopo circa 800 metri, si torna alla grande rotonda centrale e al Centro Visite, completando l’anello.
Sulle colline alle spalle di Livorno, l’Acquedotto Leopoldino di Colognole rappresenta uno degli esempi più affascinanti in Toscana di incontro tra ingegneria storica e ambiente naturale.
Questo itinerario ad anello permette di scoprire le parti più spettacolari dell’opera idraulica costruita tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento per garantire l’approvvigionamento idrico di Livorno.
Il percorso è lungo circa 5,9 chilometri, presenta un dislivello di circa 270 metri.
Ph: Gettyimages/Goldfinch4ever
Il punto di partenza è presso la Cava abbandonata della Fociarella.
Seguendo il sentiero 199 ci si inoltra progressivamente nel bosco. Il tracciato scende dolcemente attraversando un ambiente dominato dalla macchia mediterranea, con alcuni passaggi più sconnessi dove è necessario prestare attenzione.
Dopo circa un chilometro e mezzo si raggiunge il torrente Camorra, dove un piccolo guado conduce nei pressi di un antico mulino.
Quindi si risale fino a raggiungere la strada provinciale, nei pressi dell’abitato di Colognole, dove è possibile fare una breve deviazione per visitare il paese.
Ripreso il percorso lungo il sentiero 125, si continua in leggera salita su un tracciato ampio e agevole che corre parallelo alla strada asfaltata, entrando sempre più nel cuore dell’area dell’acquedotto.
Superata una sbarra forestale, il cammino prosegue su una strada bianca fino a imboccare il sentiero 125P, che conduce verso uno dei punti più suggestivi dell’intero itinerario: le sorgenti delle Polle Maggiori.
Qui emergono dal bosco i caratteristici casotti settecenteschi, piccole costruzioni in pietra nate per proteggere e controllare le captazioni dell’acqua.
Da questo punto il percorso accompagna il visitatore lungo il tracciato dell’antica condotta, camminando accanto alla canala dell’acquedotto fino al collegamento con il ramo proveniente dalle sorgenti superiori della Terrazza.
È proprio in questa zona che l’Acquedotto Leopoldino mostra il suo volto più spettacolare.
Tra la vegetazione compaiono un insieme armonioso di piccoli edifici, canali, scale e strutture in pietra che sembrano appartenere a un giardino nascosto: un vero e proprio anfiteatro architettonico immerso nella natura, dove gli elementi costruiti dall’uomo si integrano con il bosco circostante.
I casotti di ispezione, trasformati in eleganti tempietti di gusto neoclassico, raccontano l’importanza dell’opera e la cura progettuale con cui venne realizzata.
L’acquedotto si sviluppava originariamente per circa 18 chilometri, collegando le sorgenti del torrente Morra con la città fino alla Gran Conserva di Riseccoli, il celebre Cisternone livornese.
Per oltre un secolo rappresentò una struttura fondamentale e ancora oggi alcune sue parti continuano a svolgere una funzione idrica per le frazioni.
Dopo aver superato un cancello nei pressi di una fontanella, il percorso prosegue in discesa accanto ad alcuni antichi mulini, fino a ricongiungersi nuovamente con il sentiero 199.
Da qui si torna sul tracciato dell’andata, attraversando nuovamente il torrente Camorra e rientrando al punto di partenza.
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