Italy Lazio Civita di Bagnoregio panoramic view
La Tuscia è una bellissima porzione di Lazio settentrionale che si distende attorno a Viterbo, tra rupi di tufo, boschi di querce e il lago di Bolsena.
Qui non si viene soltanto per guardare, ma anche per mangiare, bere, annusare una civiltà contadina che ha resistito alla modernità.
I suoi borghi custodiscono tradizioni gastronomiche antichissime: ricette tramandate a voce, vini nati da vitigni autoctoni, prodotti che non troverete altrove…
Ecco quattro borghi del gusto da visitare in primavera che rappresentano altrettante anime di questa bella regione.
Arrivare a Civita di Bagnoregio è già di per sé un atto di volontà.
Lo si raggiunge a piedi, percorrendo un lungo ponte pedonale che attraversa il vuoto sopra una vallata di calanchi bianchi e argillosi, mentre il borgo si staglia come un’isola di pietra sospesa nel nulla.
Ph: Gettyimages/ermess
Non è una metafora poetica: Civita è letteralmente in bilico, e ogni anno la rupe di tufo su cui sorge perde qualche centimetro sotto l’azione di piogge ed erosione.
I geologi lo studiano, i turisti la fotografano, ma gli abitanti — pochissimi, una manciata di anime — continuano a viverci con una naturalezza che ha qualcosa di eroico.
È proprio questa resistenza silenziosa a rendere Civita un luogo gastronomicamente autentico, immune dalle derive del turismo di consumo.
L’olio extravergine di oliva prodotto sui versanti della valle è tra i più pregiati dell’intera Tuscia, con cultivar antiche che regalano un prodotto fruttato, leggermente amaro, con una piccantezza finale che rivela la qualità delle olive.
I frantoi lavorano ancora in modo tradizionale, e acquistare una bottiglia direttamente dai produttori locali è un’esperienza che vale il viaggio.
Ma la vera anima gastronomica di Civita e del suo comune, Bagnoregio, è legata ai legumi antichi.
La roveja, pisello selvatico di colore grigio-verde che sa di terra e di bosco, e la cicerchia, parente lontana del cece con una consistenza farinosa e un sapore deciso, sono i protagonisti delle zuppe contadine che qui si preparano ancora come si faceva un secolo fa, con soffritto di cipolla rossa, conserva di pomodoro essiccato, un filo d’olio crudo a chiudere il piatto.
_Il sito ufficiale della Pro Loco di Civita di Bagnoregio
Bomarzo è famosa per il Parco dei Mostri cinquecentesco, popolato di sculture gigantesche e bizzarre che Pier Francesco Orsini fece costruire come sfida alla ragione rinascimentale.
Ma chi si ferma solo al parco perde la parte più buona.
Ph: Gettyimages/ItalyDrones
I boschi di querce e noceti che circondano il borgo sono l’habitat ideale per il tartufo nero pregiato e per il bianchetto, varietà più rara che matura tra gennaio e marzo raggiungendo qui una qualità eccezionale.
Le trattorie del centro storico, con i loro interni bassi e i tavoli di legno scuro, sono il luogo ideale per farne esperienza diretta.
Il modo più puro di assaggiare il tartufo di Bomarzo è quello che qui si chiama semplicemente “bruschetta al tartufo”: pane casereccio abbrustolito, aglio sfregato, un filo generoso d’olio nuovo e lamelle di tartufo fresco grattugiate al momento.
Il profumo che sale è talmente intenso da riempire la stanza. Anche le uova al tartufo — strapazzate lentamente in padella con poche lamelle a crudo — sono un classico del repertorio locale che vale ogni aspettativa.
Nella stagione del tartufo, tra novembre e marzo, Bomarzo concentra molti appassionati, che si riversano in trattorie e osterie per assaggiare il tartufo in tutte le sue forme. Portate un cestino e buone scarpe: tornerete a casa con qualcosa di irripetibile.
_Il sito ufficiale della Pro Loco di Bomarzo, ricco di informazioni e suggerimenti _Scopri di più su Bomarzo
Gradoli è un borgo piccolo e quieto affacciato sul lago di Bolsena, il lago vulcanico più grande d’Europa.
Il prodotto simbolo di Gradoli è l’anguilla del lago di Bolsena, che qui viene pescata con metodi tradizionali e preparata in modi che variano con le stagioni e con la memoria di ogni famiglia.
Ph: Gettyimages/clodio
L’anguilla affumicata è la versione più nobile, con la sua pelle bronzata e la carne grassa che si scioglie in bocca.
Quella in umido con il pomodoro e i capperi è la ricetta della domenica, densa e profumata; quella alla brace, con il fumo che ne esalta i grassi naturali, è la versione estiva per eccellenza.
Pochi ingredienti, tecnica consolidata da secoli, risultato che non ammette paragoni. Ma Gradoli non è solo anguilla.
Qui nasce l’Aleatico di Gradoli DOC, un vino passito rosso dolce che è probabilmente il vino più originale e meno conosciuto del Lazio. L’Aleatico è un vitigno aromatico a bacca rossa, imparentato lontanamente con il Moscato, che su questi suoli vulcanici acquisisce una complessità straordinaria.
Le uve vengono lasciate appassire sulla pianta o su graticci dopo la vendemmia, poi vinificate per ottenere un vino di colore rubino intenso, con profumi di rosa, amarena e spezie dolci, e un finale lunghissimo e vellutato.
_Tutti i prodotti tipici di Gradoli
C’è una leggenda medievale che Montefiascone condivide con ogni visitatore, quasi fosse il biglietto da visita del borgo.
Nel 1111, un vescovo tedesco di nome Johannes Defuk stava viaggiando verso Roma per l’incoronazione di Enrico V.
Ph: Gettyimages/lauradibiase
Prima di partire, incaricò il suo servitore di precederlo lungo la strada e di segnare con la parola “Est, abbreviazione di “Vinum bonum est”, il vino è buono, le locande dove il vino meritasse una sosta.
A Montefiascone, il servitore fu talmente colpito dalla qualità del vino bianco locale che scrisse sulla porta dell’osteria “Est! Est!! Est!!!” con tre esclamazioni.
La storia, probabilmente apocrifa, racconta che il vescovo si fermò ad assaggiare il vino e non volle più ripartire, morendo a Montefiascone e lasciando nella memoria del borgo l’immagine di un vescovo goloso morto di vino eccessivo.
Ma Montefiascone non è solo vino.
Il centro storico, dominato dalla cupola della Basilica di Santa Margherita offre scorci di grande bellezza e una piccola tradizione dolciaria tutta da scoprire.
La torta di nocciole di Montefiascone è un dolce rustico, denso, profumato, realizzato con le nocciole dei boschi circostanti e pochissimi altri ingredienti: uova, zucchero, un filo di liquore locale.
Non troverete ricette scritte nei libri di cucina: chiedete alle nonne del borgo.
_Il sito ufficiale della Pro Loco di Montefiascone
_Montefiascone su VisitLazio.com
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