Averau Mountain, Dolomites
Con l’estate e il caldo arriva la voglia di cercare il fresco in montagna tra rifugi e panorami che in Veneto regalano anche un’esperienza del gusto legata alla tradizione.
Si può scoprire la cucina di chi vive in quota, che conosce il freddo delle notti d’agosto, la fatica di portare le provviste a duemila metri, il sapore avvolgente di un canederlo cotto sul fuoco quando fuori la nebbia avvolge le pareti di dolomia.
Dalla corona imperiale delle Dolomiti Ampezzane, con i rifugi incastonati tra Cortina e il Cadore, fino alle Piccole Dolomiti del Vicentino, dove l’altopiano si apre su silenzi dimenticati dalla modernità.
Ecco 5 rifugi panoramici del Veneto dove godersi il fresco e provare la cucina della tradizione.
Le Cinque Torri sono uno dei luoghi più fotografati delle Dolomiti, e il Rifugio Averau è il loro cuore pulsante.
Costruito su un pianoro aperto tra le colossali torri di roccia che furono teatro di scontri durante la Prima Guerra Mondiale, il rifugio gode di un panorama che spazia dalla Marmolada alla Civetta.
Ph.: Gettyimages/josef_skacel
La dimensione familiare della gestione si sente in ogni angolo: nell’atmosfera calda delle sale rivestite di legno di abete e pino delle Dolomiti, nel rituale mattutino di Margot che macina il caffè e sforna le torte, in Matteo che scende a valle ogni giorno per recuperare gli ingredienti freschi.
Una filosofia quotidiana che si traduce direttamente nel piatto.
La cucina è il fiore all’occhiello del rifugio: piatti raffinati dove la tradizione ampezzana incontra quella friulana, da gustare sull’ampia terrazza con l’incredibile vista su Civetta e Marmolada.
Tra le proposte da non perdere i “Cappelli dell’Alpino”, i Cialsons – i caratteristici ravioli ripieni – e il profumato timballo di fagiano e broccoli. La cantina conta 170 etichette italiane ed europee, selezionate con cura.
Il rifugio è tappa storica dell’Alta Via n. 1 delle Dolomiti e ottimo punto d’appoggio per visitare il museo all’aperto della Grande Guerra alle Cinque Torri. D’estate si raggiunge a piedi dal Passo Giau o con la seggiovia.
Per chi desidera pernottare, il rifugio offre quattro suite e tre camerate: la notte in quota ha un ulteriore vantaggio, perché il rifugio è certificato da Astronomitaly tra i luoghi con bassa percentuale di inquinamento luminoso, con la Via Lattea visibile a occhio nudo.
_ Tutto quello che c’è da sapere sul Rifugio Averau
C’è un’aura leggendaria intorno al Rifugio Falier che pochi altri luoghi delle Dolomiti possono vantare.
Situato nella Valle di Ombretta, ai piedi della parete sud della Marmolada — la cosiddetta “parete d’argento”, uno dei grandi muri dell’alpinismo mondiale — questo rifugio ha visto passare decenni di storia verticale.
Reinhold Messner, Hans Vinatzer, Armando Aste, Maurizio Giordani, Manolo: tutti, prima o dopo una via sulla Sud, si sono seduti ai suoi tavoli. È un luogo che trasuda montagna da ogni travo.
Ph: Rifugio Falier
La struttura, di proprietà del CAI di Venezia, è gestita da oltre cinquant’anni dalla famiglia Del Bon, che ne cura direttamente la cucina con piatti tradizionali della montagna agordina.
Dal 2023 la gestione è passata a Dante Del Bon con la moglie Franca, continuando una tradizione di ospitalità autentica che ha accompagnato generazioni di alpinisti.
Prima di loro, la cucina di Agnese Del Bon era già diventata parte del mito del posto.
La cucina è quella casalinga della montagna agordina: polenta cotta sul fuoco, pasta fatta in casa con sughi genuini, formaggi alla piastra.
Da non perdere la polenta accompagnata da funghi e formaggi locali, in un’atmosfera dove la semplicità è una scelta di campo, non una mancanza.
Il rifugio dispone di 58 posti letto ed è aperto da metà giugno a metà settembre.
Per arrivarci si parte da Malga Ciapela e si percorre il sentiero 610 attraverso la Val Ombretta, passando per Malga Ombretta — nota per i suoi formaggi, il burro e uno yogurt di malga che chi lo ha provato ricorda a lungo — fino al pianoro dove sorge il rifugio.
_ Il sito ufficiale del Falier
Ci sono posti che sembrano disegnati apposta per fermare il tempo. Il Rifugio Croda da Lago — intitolato a Gianni Palmieri, comandante partigiano medaglia d’oro al valor militare — è uno di questi.
Sorge sulle sponde del Lago di Federa, uno specchio d’acqua che riflette il Becco di Mezzodì con una precisione quasi irreale, circondato da larici, mughi e pini cembri, con le pareti della Croda da Lago che incombono sullo sfondo.
Ph: Rifugio Croda da Lago
Si tratta di uno dei rifugi tra i più antichi dell’area: fu costruito nel 1901 dall’ampezzano Giovanni Barbaria come primo presidio alpino in quella zona remota.
Acquistato nel 1905 dalla sezione di Reichenberg del Club Alpino austro-tedesco, passò al CAI di Cortina dopo la Prima Guerra Mondiale.
Dal 1994 è gestito dalla guida alpina Modesto Alverà con la moglie Monica Molin e i loro figli.
La cucina è quella di Monica: canederli al goulash, paste fatte in casa, piatti della tradizione ampezzana preparati con quella cura domestica che si riconosce al primo boccone.
Tra i dolci spiccano la torta di ricotta e lo strudel con pasta sfoglia tirata a mano, come si faceva nelle case di una volta. All’esterno è disponibile anche una sauna a botte per chi vuole rilassarsi dopo l’escursione.
Si raggiunge a piedi da Cortina d’Ampezzo in circa due ore attraverso diversi sentieri, oppure in mountain bike percorrendo la strada carrabile.
Il rifugio è anche tappa della breve variante dell’Alta Via n. 1 delle Dolomiti.
_ La pagina del Rifugio Croda da Lago
Nel cuore del gruppo delle Tofane, a 2.303 metri di quota, il Rifugio Pomedes ha una storia che inizia nel 1955 quando Luigi Ghedina “Bibi” — guida alpina, maestro di sci e fondatore del leggendario gruppo degli Scoiattoli di Cortina — costruì la “Capanna Pomedes” con la moglie Lucilla Gilmozzi: un piccolo bar, una sala da pranzo, qualche camera per alpinisti.
Ph: Rifugio Pomedes
Da allora sono passate tre generazioni e il rifugio è diventato uno dei punti di riferimento dell’ospitalità ampezzana.
La cucina porta ancora il segno di quella tradizione.
Il menu offre piatti semplici della tradizione ampezzana rivisitati con attenzione contemporanea: il “Bis di Pomedes” — gnocchetti alle rape rosse e canederli di spinaci — e il piatto “Punta Anna”, composto da casunziei alle rape rosse e saccottini alle ortiche e ricotta, sono le firme del rifugio.
Poi i taglieri di salumi e formaggi tirolesi, i canederli di speck, il carrè di maiale affumicato, il goulash di manzo.
A colazione un buffet completo con dolci fatti in casa, latticini, uova, formaggi e frutta.
La grappa conclusiva, infusa con erbe e bacche raccolte sui prati delle Tofane, è diventata un rito per i frequentatori abituali.
Il rifugio d’estate è punto d’appoggio ideale per diverse vie ferrate, adatte sia ad adulti che a bambini. Si raggiunge con la seggiovia Pomedes dagli impianti delle Tofane oppure a piedi.
_ Il sito ufficiale del Rifugio Pomedes
Il Rifugio Campogrosso si trova a quasi mille metri in meno rispetto agli altri rifugi di questa selezione, nelle Piccole Dolomiti vicentine, nel comune di Recoaro Terme: un mondo diverso, meno frequentato, meno fotografato, ma con una propria identità fortissima.
L’Alpe di Campogrosso è una conca prativa aperta, circondata dal Gruppo del Carega e dalla Catena del Sengio Alto, dove d’estate si pratica ancora l’alpeggio tradizionale e le malghe producono formaggi e latticini di qualità.
Ph: Rifugio Campogrosso
Qui la cucina è semplice e curata, con un impegno costante nella filiera sostenibile tipica dei rifugi, per portare in tavola sapori, cultura e ambiente delle Piccole Dolomiti.
Gli ingredienti vengono dalle malghe dell’Alpe di Campogrosso e dai produttori locali; la stagionalità non è una parola d’ordine di marketing ma una scelta pratica e quotidiana.
In tavola si trovano i bigoli e fagioli all’uccelletto, piatto emblematico della cucina veneta popolare, qui eseguito con materia prima di territorio, i formaggi freschi e stagionati di malga, le carni locali cucinate con metodo.
Il rifugio è aperto tutto l’anno, con orari diversi tra stagione invernale ed estiva.
Si raggiunge in auto da Recoaro Terme o a piedi dal Passo Pian delle Fugazze in circa sei chilometri, oppure attraverso il sentiero E5.
Per chi desidera esplorare la montagna veneta in una versione più intima, è una meta da non perdere.
_ Utili info sul Rifugio Campogrosso
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