Piemonte delizioso: 5 borghi del gusto da provare a settembre

Dal castello del tartufo di Grinzane Cavour alla capitale della chiocciola Cherasco, cinque borghi piemontesi dove vino, prodotti tipici e tradizioni raccontano un territorio tutto da assaporare.

9 settembre 2026 - 14:10

Piemonte del gusto, 5 borghi da gustare a settembre

Il Piemonte del gusto non si esaurisce nei nomi già consacrati delle grandi etichette.

C’è un altro modo di attraversarlo, fatto di borghi piccoli o medi che negli anni hanno costruito attorno a un singolo prodotto, a una tradizione o a un evento la propria identità più profonda, diventando tappe obbligate per chi viaggia con la curiosità del palato prima ancora che degli occhi.

Castelli che custodiscono aste milionarie di tartufo, cittadine termali dove lo spumante dolce accompagna l’acqua sulfurea, borghi medievali arrampicati tra i filari del Barolo, piccoli centri del Monferrato che hanno saputo fare squadra attorno ai propri produttori, e capitali di nicchia come quella della chiocciola…

Ecco cinque tappe tra Langhe, Astigiano e Alessandrino, per raccontare un Piemonte che si assapora prima ancora che si visiti, e che proprio in questa lentezza trova il suo senso più autentico.

1 – Grinzane Cavour, il castello del tartufo

Il percorso parte da un castello millenario, costruito tra XI e XII secolo e arroccato su una collina che domina i vigneti a Nebbiolo della Bassa Langa.

Qui visse e amministrò da sindaco per diciassette anni il conte Camillo Benso, che proprio in queste terre coltivò la sua passione per le innovazioni agricole e vinicole, ben prima di diventare l’artefice dell’unità d’Italia.

Oggi le sale del maniero ospitano l’Enoteca Regionale Piemontese, tra le più antiche del Paese, insieme al museo etnografico dedicato alla civiltà contadina e ai cimeli che raccontano la vita dello statista.

Ogni novembre il borgo si trasforma nel palcoscenico dell’Asta Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba, con collegamenti in diretta che uniscono le sale storiche del castello a platee lontanissime, da Hong Kong a Singapore fino a San Paolo.

Un rito che mescola beneficenza, spettacolo e la sacralità un po’ teatrale che da sempre circonda il tartufo bianco, e che per una domenica accende su questo piccolo borgo langarolo i riflettori del jet-set internazionale.

_ Tutto quello che c’è da sapere sul Castello

2 – Acqui Terme, tra Bollente e Brachetto

Città termale fin dai tempi romani, quando i Liguri Statielli le diedero il nome di Aquae Statiellae, Acqui Terme deve la sua fama alla sorgente della Bollente, che sgorga in pieno centro storico a settantacinque gradi ed è conosciuta fin dai tempi di Plinio.

Il castello dei Paleologi, che domina l’abitato dall’alto, ospita oggi il museo archeologico, mentre la cucina locale racconta un incontro fra tradizioni liguri e piemontesi, fatto di acciughe salate, erbe aromatiche, olive e paste ripiene.

È però nel bicchiere che la città trova la sua firma più riconoscibile: il Brachetto d’Acqui, raro spumante rosso dolce e profumato, tradizionalmente abbinato a crostate di frutti rossi o, in chiave più contemporanea, al cioccolato.

Accanto al vino, la Robiola di Roccaverano DOP, formaggio di latte caprino dal sapore intenso, è protagonista di sagre e degustazioni che animano il centro storico soprattutto in autunno, quando arriva anche il tartufo bianco del Monferrato a completare un trittico di eccellenze che rende Acqui una meta gastronomica a tutti gli effetti, non solo termale.

_ Visita il sito dell’Ente Turismo

3 – Monforte d’Alba, l’anfiteatro nel Barolo

Nel cuore delle Langhe del Barolo, tra gli undici comuni che hanno diritto a produrre la denominazione, Monforte d’Alba si arrampica su un colle fino alla piazza dell’Antica Chiesa, dove le case in pietra restaurate custodiscono un impianto medievale rimasto pressoché intatto.

Il suo tratto più originale è l’Auditorium Horszowski, un anfiteatro naturale ricavato dalla pendenza del terreno e inaugurato nel 1986, con l’unica torre campanaria superstite di un’antica chiesa a fare da quinta scenica.

L’acustica, quasi perfetta, ha attirato negli anni musicisti come Paolo Conte e ospita ogni luglio Monfortinjazz, rassegna internazionale che è ormai parte dell’identità del paese quanto i suoi vigneti, dichiarati patrimonio Unesco insieme al resto del paesaggio vitivinicolo di Langhe-Roero e Monferrato.

Nelle trattorie del borgo si trovano il bagnet verd, salsa piemontese a base di prezzemolo e acciughe, e i grandi rossi delle Langhe, dal Barbera al Dolcetto d’Alba, da accompagnare a una vista sul tramonto che da sola giustifica la salita fin quassù.

_ Monforte d’Alba tra i Borghi più belli d’Italia

4 – Cocconato, la riviera del Monferrato

Chiamato fin dall’Ottocento la Riviera del Monferrato per il suo clima insolitamente mite, Cocconato è uno dei centri storici meglio conservati dell’Astigiano, premiato con la Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano.

Da piazza Cavour, animata da caffè, ristoranti e botteghe di prodotti tipici, via Roma sale tra case antiche con balconi in ferro battuto verso il Palazzo Comunale quattrocentesco, raro esempio di architettura civile gotica nella zona, per arrivare infine alla parrocchiale di Santa Maria della Consolazione, affacciata su un panorama che spazia sulle colline circostanti.

È un borgo che negli ultimi anni ha saputo fare sistema attorno al proprio gusto: il Consorzio Cocconato Riviera del Monferrato riunisce produttori di vino, salumi, miele e formaggi, e ha dato vita anche a una pagnotta locale, fatta con grano coltivato nei campi vicini al paese.

A settembre Cocco…Wine porta in strada le etichette di Barbera d’Asti dei produttori del territorio, mentre il tartufo, apprezzato in tutto il Monferrato, resta uno dei motivi non scritti per cui vale la pena fermarsi.

_ Utili info su Cocconato

5 – Cherasco, la capitale della chiocciola

Chiude il cerchio Cherasco, adagiata alla confluenza tra Tanaro e Stura ai piedi delle Langhe, fondata nel 1243 come cittadella fortificata e oggi conosciuta come capitale italiana della chiocciola.

È qui che l’Istituto Internazionale di Elicicoltura ha codificato negli anni Settanta il celebre Metodo Cherasco, oggi seguito da centinaia di allevamenti in tutta Italia e diventato un modello di riferimento anche a livello internazionale.

Passeggiando tra i portici barocchi di via Vittorio Emanuele e gli archi che segnano gli antichi accessi al borgo, si può ammirare la Torre Civica con il suo calendario lunare meccanico.

Oltre a imbattersi nelle insegne delle lumacherie storiche, dove la chiocciola si trova in ogni forma possibile: trifolata, in raviolo, in paté, persino in un sorbetto che sulle prime spiazza e poi conquista.

Non stupisce che ogni fine settembre il paese ospiti un festival interamente dedicato a questo ingrediente povero, legato alla cucina contadina, diventato col tempo una vera eccellenza gastronomica piemontese.

_ Tutto quello che c’è da sapere su Cherasco

 

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