From the top of the Pizzo di Levico you can enjoy a magnificent view of the Valsugana with the Caldonazzo Lake and the Levico Lake
La Via dell’Alto Brenta è uno di quei percorsi che raccontano il Trentino senza bisogno di effetti speciali: basta camminare.
Siamo in Valsugana, nella parte orientale della provincia di Trento, tra il corso del fiume Brenta, i laghi di Levico e Caldonazzo e una sequenza continua di borghi, boschi e paesaggi agricoli.
Qui è nato un cammino ad anello di circa 104 chilometri, pensato per essere percorso in cinque giorni e accessibile anche a chi non è un escursionista esperto.
Non è un trekking “estremo”, ma un itinerario di media lunghezza costruito per far entrare dentro il territorio, attraversandolo con un ritmo lento e costante.
Il percorso si sviluppa interamente all’interno della Valsugana, con partenza e arrivo a Borgo Valsugana.
La scelta dell’anello non è casuale: l’idea è quella di evitare un cammino di attraversamento e concentrare l’esperienza su una sola valle, esplorandone le diverse sfumature.
Ph: Gettyimages/Alberto-Masnovo
L’itinerario è suddiviso in cinque tappe giornaliere, generalmente comprese tra i 16 e i 23 chilometri. Non ci sono passaggi tecnici o tratti alpinistici: il fondo è misto tra sentieri, strade forestali, percorsi rurali e tratti secondari a basso traffico.
Le località principali toccate dal cammino sono:
La struttura del percorso è stata pensata per essere logica e progressiva: si sale leggermente verso i versanti più aperti, si attraversano zone collinari e si scende poi verso i laghi, dove il paesaggio diventa più morbido e luminoso.
Ogni tappa offre un ambiente diverso. Si passa dal fondovalle del Brenta, con campi coltivati e piccoli insediamenti, a zone più alte dove i boschi si fanno fitti e il panorama si apre sulla valle.
Lungo il percorso compaiono anche masi, antiche case rurali e tratti che conservano una forte impronta agricola.
L’accoglienza è uno degli elementi centrali del progetto: lungo la via stanno nascendo strutture convenzionate tra B&B, piccoli hotel, agriturismi e ristorazione locale.
Un dettaglio caratteristico è il “passaporto del viandante”: un libretto che viene timbrato tappa dopo tappa nelle strutture aderenti. Un gesto semplice, ma che trasforma il cammino in un’esperienza più concreta e partecipata.
Camminare lungo la Via dell’Alto Brenta significa attraversare ambienti molto diversi tra loro, spesso nell’arco della stessa giornata.
Nel fondovalle domina il paesaggio agricolo: campi ordinati, frutteti, vigneti e il rumore del fiume Brenta che accompagna diversi tratti del percorso. Salendo, invece, si entra in una dimensione più silenziosa, fatta di boschi, prati e viste aperte sulla valle.
I borghi attraversati conservano un’identità ben riconoscibile: centri storici compatti, edifici in pietra e legno, chiese con campanili slanciati e una rete di sentieri che collega ancora oggi le diverse frazioni.
Non mancano le testimonianze storiche legate alla Grande Guerra: fortificazioni, resti militari e tracciati che ricordano come queste montagne abbiano avuto un ruolo strategico nel passato.
Un elemento culturale importante della zona è la presenza di Arte Sella, il progetto di arte contemporanea nella natura che ha reso la Valsugana un riferimento internazionale per il dialogo tra paesaggio e installazioni artistiche.
Anche se non direttamente sul tracciato, rappresenta un contesto culturale vicino e coerente con lo spirito del cammino.
La parte finale del percorso si avvicina ai laghi di Levico e Caldonazzo, dove il paesaggio cambia ancora: l’acqua diventa protagonista, con rive alberate, spiaggette e lungolaghi che introducono un’atmosfera quasi mediterranea.
Ph: Gettyimages/mdworschak
Qui il ritmo del cammino si fa più lento. Le montagne restano sullo sfondo, mentre il territorio assume un carattere più dolce e luminoso, soprattutto nei mesi primaverili ed estivi.
Sul piano storico, la valle conserva una stratificazione interessante: dalle vie di comunicazione antiche ai resti delle fortificazioni militari, fino ai centri termali come Levico, che hanno segnato la vocazione turistica della zona già dall’epoca asburgica.
La dimensione gastronomica accompagna naturalmente il cammino. Siamo in Trentino, quindi la cucina è quella delle Alpi: piatti semplici, sostanziosi e legati al territorio.
Tra le specialità si trovano formaggi di malga, salumi affumicati, canederli, polente e dolci a base di mele. Nei paesi attraversati non mancano trattorie e piccoli ristoranti che lavorano con prodotti locali, spesso a chilometro molto corto.
In alcuni periodi dell’anno è possibile incontrare mercati contadini o punti vendita diretti delle aziende agricole, utili per rifornirsi durante le tappe.
La Via dell’Alto Brenta è un progetto recente, nato dalla collaborazione tra amministrazioni locali, pro loco e operatori del territorio.
Non è solo un itinerario escursionistico, ma un tentativo di costruire una narrazione coerente della valle attraverso il cammino.
L’elemento più interessante è proprio questo: non si tratta di attraversare il Trentino, ma di restare dentro una valle, imparandone i ritmi, le distanze e le connessioni tra i suoi diversi ambienti.
Ph: Gettyimages/darioracane
Un cammino breve nella distanza, ma piuttosto ricco nella varietà.
La Via dell’Alto Brenta è facilmente accessibile. Il punto di partenza, Borgo Valsugana, è collegato dalla linea ferroviaria della Valsugana, che unisce Trentino e Veneto. Anche Levico Terme e Calceranica al Lago sono servite dai trasporti pubblici.
In auto si percorre la SS47 della Valsugana, che segue tutta la valle. Gli aeroporti più vicini sono Verona e Venezia, da cui si può proseguire in treno o con auto a noleggio.
Il periodo migliore per percorrere l’anello va dalla primavera all’autunno. In primavera i prati sono verdi e fioriti, in estate i laghi diventano ideali per soste e bagni, mentre in autunno i boschi si accendono di colori caldi.
_Il sito ufficiale della Via dell’Alto Brenta
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