Siamo nel pieno dell’estate, il periodo ideale per vivere itinerari di alta quota: le giornate sono lunghe e la neve si scioglie anche in cima e la voglia di esplorare cresce.
Ma la stagione calda porta con sé una delle sfide più insidiose per chi cammina: l’afa.
Muoversi con trenta gradi all’ombra e uno zaino sulle spalle non è solo questione di resistenza fisica, è soprattutto una questione di preparazione.
E tutto comincia da ciò che si indossa.
Sudore che si accumula, capi che si inzuppano, irritazioni, quella fastidiosa sensazione di soffocamento: sono tutti segnali che l’abbigliamento non sta lavorando con noi, ma contro di noi.
È qui che entra in gioco la vera funzione dell’abbigliamento tecnico. Non solo comfort, ma termoregolazione, performance e prevenzione.
Scegliere i materiali giusti, calibrare gli strati anche in piena estate, evitare gli errori più comuni e prestare attenzione persino al colore dei capi significa ridurre lo stress termico, migliorare la resa fisica e godersi davvero ogni passo.
Vediamo nel dettaglio cosa indossare e cosa evitare per affrontare l’afa estiva con leggerezza e sicurezza, senza rinunciare alla voglia di camminare.
Il primo obiettivo dell’abbigliamento da trekking estivo è semplice: allontanare il sudore dalla pelle e favorirne l’evaporazione.
Solo così si evita il fastidioso effetto della maglietta bagnata, che amplifica la sensazione di calore, limita i movimenti e può portare a irritazioni o abrasioni.
Ph.: Gettyimages/Stanislaw Pytel
I migliori alleati sono i tessuti tecnici, sviluppati per massimizzare la traspirazione e ridurre i tempi di asciugatura.
Il poliestere tecnico, spesso combinato con elastan o altre fibre sintetiche, è il materiale più diffuso: leggero, idrofobico, resistente e molto performante nella gestione dell’umidità.
La lana merino estiva, con grammatura tra i 120 e i 170 g/m², è ideale per i climi caldi grazie alle sue proprietà naturali di termoregolazione e traspirabilità.
È sorprendentemente efficace anche sotto il sole e si comporta in modo eccellente durante i cambi di quota e di temperatura.
Meglio evitare, invece, i tessuti non tecnici che si inzuppano facilmente o limitano la ventilazione, come il cotone.
Uno degli elementi meno considerati, eppure più influenti, è la vestibilità.
Aderente o largo? La risposta dipende da diversi fattori: tipologia di escursione, ritmo, clima e zone del corpo più soggette a surriscaldamento.
I capi aderenti, se realizzati in tessuto tecnico, assorbono rapidamente il sudore e lo allontanano dalla pelle, riducendo il rischio di sfregamenti.
Ph.: Gettyimages/Imgorthand
Sono ideali per attività dinamiche, salite impegnative o giornate ventilate.
I capi più ampi favoriscono invece una ventilazione passiva: l’aria che circola tra pelle e tessuto aiuta a raffreddare il corpo, aspetto prezioso lungo i tratti soleggiati o poco ventilati.
Un buon compromesso è scegliere capi dal taglio ergonomico, né troppo attillati né eccessivamente abbondanti, così da garantire libertà di movimento e traspirazione allo stesso tempo.
La regola del vestirsi a strati, la cara vecchia regola della cipolla, non vale solo d’inverno. Anche nei mesi più caldi saper gestire il vestiario per adattarsi al meteo e allo sforzo fisico è fondamentale.
Il primo strato, o base layer, deve essere ultraleggero, traspirante e confortevole a contatto con la pelle: una t-shirt in poliestere microforato o in lana merino estiva è la soluzione perfetta.
Il secondo strato può essere omesso oppure sostituito con una camicia leggera o una maglia a maniche lunghe anti UV, ideale per i trekking in quota o nelle giornate ventilate.
Il terzo strato, da portare sempre nello zaino, è un guscio antivento o una giacca impermeabile: molti modelli ultralight pesano meno di 100 grammi e offrono protezione contro vento, pioggia improvvisa o brevi soste in zone fresche.
Vestirsi a strati permette di modulare la temperatura corporea e di affrontare al meglio i percorsi con forti escursioni termiche o condizioni meteo variabili.
Durante l’estate alcuni capi possono peggiorare drasticamente la qualità della camminata, anche sui percorsi più semplici.
Gli errori più comuni sono:
L’abbigliamento da trekking estivo deve essere leggero, funzionale e costruito per far respirare il corpo anche sotto sforzo.
I capi principali sono importanti, ma anche gli accessori giocano un ruolo fondamentale nella termoregolazione e nel comfort.
Un cappello a tesa larga o una bandana in tessuto tecnico proteggono il capo dal sole diretto e aiutano a mantenere la testa fresca: i modelli UPF 50+ sono ideali in alta montagna.
Gli occhiali da sole con filtro UV certificato proteggono gli occhi lungo i tratti più esposti o sulla neve residua, mentre le calze tecniche, leggere ma resistenti, in poliammide o lana merino, evitano sfregamenti, vesciche e accumulo di sudore.
Infine l’intimo traspirante, spesso sottovalutato, riduce le irritazioni e mantiene asciutte le zone più sensibili durante il movimento continuo.
Ogni elemento, se scelto nel modo giusto, contribuisce a una buona resa fisica e al benessere lungo il cammino.
Non è solo una questione estetica: i colori dell’abbigliamento influenzano la temperatura percepita dal corpo.
I colori chiari, come bianco, beige, giallo e azzurro, riflettono la luce solare e mantengono più bassa la temperatura del tessuto.
I colori scuri, al contrario, assorbono i raggi UV e riscaldano la superficie a contatto con la pelle.
Anche i trattamenti UV nei tessuti sono importanti: alcuni capi tecnici estivi offrono una protezione solare certificata, UPF 30-50+, particolarmente utile in alta quota o lungo i tratti privi di ombra.
Scegliere i colori giusti significa aiutare il corpo a restare fresco e ridurre lo stress termico nei punti più esposti.
In fondo, camminare d’estate non è una prova di forza contro il caldo, ma un dialogo continuo tra il corpo e l’ambiente: chi impara ad ascoltarlo, e a vestirsi di conseguenza, scopre che anche la stagione più torrida può regalare passi leggeri.
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