Sole e caldo estremo in montagna: come proteggere la pelle

on le ondate di calore di questa estate, il sole in quota diventa un pericolo concreto per chi cammina. Scottature, eritemi e colpi di sole si possono evitare: ecco come scegliere la protezione giusta e quali errori non commettere

27 giugno 2026 - 9:00

L’esposizione ai raggi solari durante un’escursione è uno dei maggiori pericoli dell’alta quota, e con le ondate di caldo estremo di questa estate il rischio si fa ancora più concreto.

Senza le adeguate protezioni, l’azione del sole sulle parti di pelle scoperte può causare irritazioni, scottature e vere e proprie ustioni.

Nei casi più gravi possono comparire sintomi spiacevoli come febbre, brividi e indebolimento generale, cose decisamente da evitare quando si è in montagna, magari impegnati in un trekking di più giorni.

 

Perché in quota il sole è più aggressivo

In montagna la radiazione solare è maggiore rispetto alle quote più basse.

Gli strati dell’atmosfera sopra di noi sono più sottili ed esercitano una minore azione di filtro sulle radiazioni più dannose

  • i raggi ultravioletti UVB, responsabili di irritazioni e scottature,
  • gli UVA, che agiscono in modo più silente ma possono causare l’invecchiamento precoce della pelle o danni più gravi.

Va poi considerato l’effetto di rimbalzo dei raggi esercitato dalla neve, capace di riflettere la luce con un’intensità fino a quattro volte superiore rispetto a una spiaggia sabbiosa in riva al mare.

 

Fototipo e regola d’oro dell’esposizione

La sensibilità all’azione delle radiazioni solari varia a seconda del fototipo, cioè delle caratteristiche fisiologiche di ciascuno: colore della pelle, degli occhi, dei capelli, presenza di lentiggini e così via.

In generale vale comunque una regola semplice: in montagna è meglio esporsi per il minor tempo possibile e con la minor superficie di pelle possibile all’azione diretta dei raggi del sole.

Le parti del corpo non coperte dai vestiti vanno protette adeguatamente con la crema solare.

 

Attenzione ai raggi UVA e UVB, i veri nemici della pelle

Le creme in commercio riportano sull’etichetta un numero che ne indica il fattore di protezione (SPF, Solar Protection Factor), cioè la capacità di filtrare i raggi UVB che causano l’arrossamento.

Un esempio: se una pelle chiara comincia a manifestare l’eritema solare già dopo 10 minuti dall’esposizione, la stessa pelle protetta con una crema a protezione 15 dovrebbe mostrare gli stessi sintomi dopo 150 minuti.

Il valore SPF non fornisce indicazioni sulla capacità del filtro di proteggere dai raggi UVA, proprio perché la loro azione, meno evidente, non è altrettanto facile da valutare.

In Europa un’apposita sigla UVA sull’etichetta contraddistingue i prodotti efficaci anche contro questo tipo di radiazione.

Come leggere i livelli di protezione

La maggior parte dei prodotti in commercio mostra un SPF compreso fra 6 e 50+, perché il fattore di protezione non aumenta in modo proporzionale e, al di sotto o al di sopra di questo intervallo, le differenze diventano poco apprezzabili.

Per i fattori compresi fra il grado 6 e il grado 10 si parla di protezione bassa, fra 15 e 25 di protezione media, fra 30 e 50 di protezione alta, mentre i prodotti marchiati 50+ offrono una protezione molto alta.

Ricordate infine che le nuvole non fanno testo: la loro presenza, soprattutto in quota, non ha un particolare effetto filtrante sui raggi UV.

Meglio quindi applicare la crema anche quando si parte in una giornata con cielo coperto.

In un’estate segnata dal caldo estremo, prestare attenzione al sole non è un dettaglio ma parte integrante della preparazione di ogni uscita.

Conoscere la propria pelle, scegliere la protezione adatta e dosare l’esposizione significa camminare più a lungo e più serenamente, lasciando che sia il paesaggio, e non una scottatura, a restare impresso al rientro.

 

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