L’autunno è una stagione meravigliosa per camminare, tra boschi che si accendono di colori unici e luci radenti sulle creste.
Ma è anche la stagione in cui le giornate si accorciano e alcune condizioni tipiche, dal buio che arriva in anticipo al vento freddo in quota, possono avere conseguenze anche gravi per chi parte senza le dovute precauzioni.
A indicare come muoversi è Giacomo Poletti, ingegnere ambientale e docente di meteorologia per il Collegio Guide Alpine del Trentino.
Sono sette indicazioni fondamentali per affrontare l’alta quota in questa stagione, con un filo conduttore comune: quasi tutti i rischi si possono prevedere, se si sa dove guardare.
L’errore di valutazione più frequente riguarda la stima dei tempi di percorrenza, in una stagione in cui la luce disponibile si riduce giorno dopo giorno.
In autunno a pesare è spesso la mancata conoscenza della quota neve durante le precipitazioni e della quota a cui il manto nevoso è già presente al suolo.
Pioggia imprevista – Foto Getty Images
Un dettaglio che incide direttamente sui tempi di cammino.
A questo si aggiungono la presenza imprevista di nebbie e, soprattutto, la sottovalutazione degli effetti del vento quando le temperature sono basse.
Sono errori evitabili informandosi prima dell’uscita, consultando in primo luogo i bollettini regionali istituzionali delle Arpa.
L’ora del tramonto si trova facilmente online, ma va interpretata. Quell’orario si riferisce sempre al momento in cui il sole scende sotto l’orizzonte libero, cioè su un piano orizzontale, come accade per esempio sul mare.
Dopo il tramonto la luce utile dura ancora circa 30 minuti.
È il cosiddetto crepuscolo civile: il limite oltre il quale serve la luce artificiale per le principali attività all’aperto, come l’obbligo di accendere i fari alla guida, e anche per muoversi in sicurezza su un sentiero.
Sorpresi dal buio – Foto Getty Images
Un esempio concreto. Se il 15 ottobre a Trento il tramonto “da calendario” è indicato alle 18.31, significa che a quell’ora il sole scende sotto un orizzonte libero che a Trento non si vede, perché ci sono le montagne.
La città sarà quindi in ombra già prima di quell’ora, mentre mezz’ora dopo, con la fine del crepuscolo civile calcolata alle 18.59, cala sostanzialmente il buio.
Attenzione anche agli orari che si consultano: rispetto all’ora UTC, il tempo coordinato universale, in Italia siamo avanti di un’ora in inverno (ora solare) e di due in estate (ora legale).
Nubi basse e nebbie riducono ulteriormente la luce, al punto che già all’ora del tramonto può risultare molto scarsa. L’ideale è programmare il rientro ben prima dell’orario indicato a calendario: almeno 2 o 3 ore prima in caso di uscite lunghe o con cielo nuvoloso.
C’è poi un fattore che spesso sfugge.
Attorno all’equinozio, il 21 settembre, il tramonto anticipa ogni giorno di oltre 2 minuti, cioè più di 15 minuti a settimana. Affidarsi al ricordo di qualche giorno prima può quindi essere fuorviante.
Nello zaino, sempre, una torcia frontale carica ed efficiente come dotazione di emergenza.
Le ondate di freddo sono in genere ben prevedibili, perché in alta quota la temperatura è più omogenea che alle quote basse. Negli ultimi anni sono diventate meno frequenti, ma questo non deve far calare l’attenzione.
L’errore da evitare è consultare le previsioni di una località di fondovalle vicina alla montagna in cui si vuole andare.
In quota i venti sono più intensi, perché manca l’attrito con la superficie terrestre, e la pressione più bassa rende l’atmosfera più leggera e facilmente trasportabile.
Sono fattori che possono provocare raffreddamenti anche repentini in alto, mentre in valle le variazioni restano molto più lente.
Il consiglio è affidarsi ai bollettini regionali, reperibili per esempio sul sito meteoregioni.it, osservando la quota e l’andamento previsto dello zero termico (riferito alla libera atmosfera) e del vento.
Chi usa anche le app meteo generaliste dovrebbe concentrarsi sull’andamento delle temperature a quote uguali o superiori a quelle che intende raggiungere.
Il vento associato al freddo può causare congelamenti, ipotermia e, nei casi estremi, perfino la morte. Conoscerne l’intensità durante un’escursione con basse temperature è quindi fondamentale.
Per valutarne l’effetto sul corpo si usa spesso l’indice wind-chill, proposto per la prima volta negli anni Quaranta dagli esploratori antartici Siple e Passel.
Cronometrando il tempo necessario a far congelare un panno bagnato, scoprirono che non dipendeva solo dalla temperatura ma anche dal vento, che sottrae calore ai corpi molto più rapidamente dell’aria ferma.
Secondo l’indice, più fa freddo, più il vento conta.
Gli effetti del vento – Foto Getty Images
Se a 0 °C un vento di 50 km/h abbassa la temperatura percepita di 8 gradi, a -25 °C lo stesso vento la fa crollare di ben 17 gradi, con il rischio di congelamento in pochi minuti a partire dalle parti più esposte, come naso e dita.
Con temperature miti l’effetto è invece secondario: attorno ai 25 °C la presenza o meno di vento quasi non modifica la sensazione di benessere.
Chi vuole approfondire può leggere l’articolo che abbiamo dedicato all’effetto wind chill.
Un altro rischio da non sottovalutare è la formazione di ghiaccio su sentieri e pareti.
Il punto di partenza per valutarlo è lo zero termico in libera atmosfera, riportato nei bollettini regionali.
Bisogna però considerare che nelle notti e nelle mattinate serene, sui versanti in ombra e in generale a terra o nelle aree depresse e concave, gli 0 °C si possono raggiungere anche a quote molto più basse dello zero termico.
Al contrario, nei mesi invernali un innalzamento repentino dello zero termico può far staccare formazioni di ghiaccio, per esempio sulle cascate: giornate di questo tipo vanno evitate, anche se il tempo è bello.
In autunno lo scenario classico è il miglioramento dopo una precipitazione.
L’acqua disponibile al suolo e il calo delle temperature che segue la perturbazione creano le condizioni ideali per la formazione di ghiaccio.
Prevedere le nubi in quota, e quindi la nebbia su cime e versanti, non è sempre semplice.
Il primo passo è sempre il bollettino, ricordando una regola utile: un tempo in peggioramento tende a far scendere la quota delle nubi, mentre in condizioni stabili nubi e nebbie tendono a risalire nel corso della mattinata.
Trekking nella nebbia – Foto Getty Images
La presenza di nuvole e nebbie e la loro evoluzione nei minuti successivi si possono seguire online, su alcuni siti, grazie alle immagini satellitari.
Insieme al vento, la nuvolosità è spesso l’aspetto autunnale più sottovalutato nelle uscite.
Se si combina con il manto nevoso può portare a situazioni molto critiche, come il whiteout: in una zona coperta di neve la nebbia cancella l’orizzonte, i contorni e i punti di riferimento, causando perdita dell’orientamento o perfino vertigini.
In questi casi il GPS è un aiuto fondamentale, anche se esula dall’aspetto strettamente meteorologico.
Riassumendo, prima di un’escursione autunnale le informazioni su cui concentrarsi sono l’andamento della temperatura alla quota di interesse, la presenza di vento e di nubi, l’eventuale arrivo di precipitazioni e la quota del manto nevoso già presente.
Per seguire le precipitazioni e la loro evoluzione in diretta, a livello nazionale è consultabile il radar del Dipartimento della Protezione Civile, che si occupa anche di diramare le allerte meteo-idrogeologiche.
Esistono poi diverse app per monitorare in tempo reale fenomeni come precipitazioni e temporali. Non sempre, però, offrono dettagli sufficienti sulle zone di montagna: per questo resta indispensabile saper leggere e valutare l’ambiente che ci circonda.
L’autunno in montagna regala silenzi, colori e luci che nessun’altra stagione sa offrire. Goderselo davvero significa accettare che il cielo, in questi mesi, chiede più attenzione e più umiltà.
E quando i dubbi superano le certezze, la scelta più saggia resta una: affidarsi a professionisti come le Guide Alpine.
_ Leggi gli altri consigli sul trekking e l’outdoor:
Seguici sui nostri canali social! Instagram – Facebook – Telegram