La Valle Gesso offre itinerari dal forte valore naturalistico e storico, che permettono di leggere la montagna in tutte le sue sfumature, dalla passeggiata panoramica all’ambiente d’alta quota più severo.
Ecco 5 rifugi da non perdere d’estate in Val di Gesso.
Il Pian del Valasco è una vasta conca prativa modellata dagli antichi ghiacciai, attraversata da un torrente e circondata da cime che sfiorano i 3000 metri.
Al centro del pianoro si trova il Rifugio Valasco, ricavato nell’antica residenza di caccia voluta da Vittorio Emanuele II.
L’itinerario prende avvio dal parcheggio situato a monte di Terme di Valdieri, a quota 1385 metri.
Si segue inizialmente la strada sterrata che risale il Vallone del Valasco, inoltrandosi in un bosco dove faggi, altre latifoglie e larici accompagnano la salita.
Dopo il primo tornante si abbandona la strada per seguire un sentiero che si sviluppa accanto al torrente e permette di evitare gran parte dei tornanti della vecchia rotabile militare.
Il percorso attraversa più volte la strada sterrata e conserva ancora alcuni tratti dell’antica mulattiera utilizzata prima della realizzazione della carrozzabile.
Man mano che si sale il bosco si dirada, lasciando spazio a scorci sempre più ampi sulle montagne circostanti. Dopo aver superato alcuni piccoli rii e una graziosa cascata, si raggiunge il Pian del Valasco, a circa 1760 metri di quota.
L’arrivo sul pianoro è particolarmente scenografico. L’ampia distesa erbosa occupa il fondo di una conca glaciale che un tempo ospitava un lago, oggi completamente interrato.
Il torrente serpeggia tra i prati mentre tutt’intorno si elevano le vette delle Alpi Marittime, creando uno dei panorami più caratteristici dell’intero parco.
Pochi minuti di cammino conducono quindi al Rifugio Valasco, ospitato nella storica Palazzina Reale di Caccia dei Savoia, oggi trasformata in accogliente punto di ristoro e pernottamento.
Per il ritorno si segue la larga strada ex militare che scende verso Terme di Valdieri con pendenza sempre moderata.
Ph: Rifugio Valasco
Durante la discesa si incontrano alcune testimonianze delle opere difensive del Vallo Alpino realizzate negli anni Trenta, quando questa vallata rivestiva una notevole importanza strategica.
Il percorso riporta infine al punto di partenza dopo circa 8 chilometri complessivi.
L’escursione presenta un dislivello di circa 380 metri e richiede mediamente tra le due ore e mezza e le tre ore di cammino.
La difficoltà è escursionistica e il tracciato, ben segnalato e privo di particolari difficoltà tecniche, risulta adatto anche a famiglie e camminatori poco esperti.
Il periodo migliore va dalla tarda primavera all’autunno inoltrato, quando il pianoro si riempie di fioriture e i larici iniziano a colorarsi d’oro nelle settimane che precedono l’inverno.
_ La pagina del Rifugio Valasco
Questo itinerario è uno dei grandi classici del versante meridionale delle Alpi Marittime e conduce nel cuore dell’ambiente più severo e spettacolare del massiccio dell’Argentera.
La salita attraversa inizialmente boschi ombrosi e pascoli alpini, per poi entrare progressivamente in un paesaggio dominato da pietraie, morene e pareti rocciose.
La partenza si trova a Terme di Valdieri, nei pressi dell’Hotel Royal. Dopo pochi minuti nel bosco si attraversa il torrente su una passerella in legno e si imbocca una comoda mulattiera che risale il Vallone di Lourousa.
La pendenza rimane sempre regolare e consente di guadagnare quota senza particolari strappi, mentre il sentiero si sviluppa attraverso una splendida faggeta che, salendo, lascia gradualmente spazio a larici e abeti.
Con l’aumentare dell’altitudine il panorama si apre improvvisamente. Alle spalle compare la mole del Monte Matto, mentre davanti si distinguono le pareti del Corno Stella e il celebre Canalone di Lourousa.
Dopo una lunga traversata si raggiunge l’area del Gias Lagarot e successivamente la conca del Lagarot di Lourousa, situata a quasi 2000 metri di quota.
Questo luogo rappresenta una delle soste più belle dell’escursione. Tra prati alpini e radi lariceti emergono numerose pozze alimentate da sorgenti, dove l’acqua assume tonalità che spaziano dal turchese al verde lattiginoso fino alla trasparenza assoluta.
Sullo sfondo si innalza il Canalone di Lourousa, dominato dalla presenza del Gelas di Lourousa, una sottile lingua glaciale che resiste all’ombra delle pareti dell’Argentera nonostante la costante riduzione dovuta al cambiamento climatico.
Lasciata la conca erbosa, il sentiero entra in un ambiente completamente diverso. I prati lasciano spazio a morene e distese di detriti, dove la vegetazione diventa sempre più rara.
Ph: Gettyimages/Luca-Prestia
Si attraversano lunghi tratti di pietraia e macereti, seguendo un percorso ben tracciato che sale tra rocce e grossi massi. L’impressione è quella di trovarsi in un paesaggio quasi dolomitico, severo e grandioso, dove la presenza umana appare minima.
Dopo circa tre ore di cammino si raggiunge il Rifugio Morelli Buzzi, situato a 2351 metri di quota su una posizione panoramica straordinaria.
Da qui lo sguardo spazia sulle cime dell’Argentera e sui valloni circostanti, offrendo uno dei punti di osservazione più interessanti dell’intero parco.
L’ambiente è austero e selvaggio, caratterizzato da rocce, detriti e grandi pareti che trasmettono tutta la dimensione alpina di questo settore del parco.
_ La pagina del Rifugio Morelli Buzzi
Il Rifugio Soria-Ellena sorge a 1840 metri di quota su una piccola altura che domina il vasto Piano del Praiet, nel suggestivo Vallone del Gesso della Barra, circondato da praterie alpine e dalle imponenti montagne che segnano il confine tra Italia e Francia.
L’itinerario parte dalla borgata di San Giacomo di Entracque, raggiungibile risalendo la Valle Gesso oltre il lago della Piastra.
Dal paese si imbocca la strada sterrata che si inoltra nel vallone e che conduce direttamente al rifugio.
Il percorso non presenta difficoltà tecniche e si sviluppa interamente lungo una larga pista forestale chiusa al traffico ordinario, caratteristica che lo rende adatto anche a famiglie e camminatori poco esperti.
Ph: Rifugio Soria-Ellena
La salita si svolge con pendenza costante tra boschi di conifere, radure e ampi spazi aperti. Pur non offrendo particolari difficoltà, richiede un po’ di pazienza per la lunghezza del tracciato, che procede regolare seguendo il fondovalle.
L’ambiente però è piacevole e permette di immergersi gradualmente nei paesaggi tipici delle Alpi Marittime, tra torrenti, prati e pendii dominati da alte vette.
Man mano che si guadagna quota il panorama si apre sul Piano del Praiet, una vasta area prativa attraversata dal torrente Gesso della Barra.
Poco sopra il pianoro compare il Rifugio Soria-Ellena, situato in posizione panoramica e facilmente riconoscibile.
Il rifugio è dedicato a Edoardo Soria e Gianni Ellena, due figure storiche dell’alpinismo piemontese che tra gli anni Venti e Quaranta del Novecento contribuirono in modo significativo all’esplorazione delle montagne della Valle Gesso, aprendo nuove vie soprattutto sulle pareti del Corno Stella.
Inaugurato nel 1961, continua ancora oggi a svolgere un ruolo fondamentale come base per numerose escursioni e traversate.
Oltre a essere una piacevole meta per una gita giornaliera, il rifugio costituisce infatti un importante punto di appoggio per itinerari più impegnativi verso il Colle di Fenestrelle, il Colle Ciriegia e soprattutto per la salita al Monte Gelas lungo la via normale italiana, una delle ascensioni classiche delle Alpi Marittime.
L’escursione presenta un dislivello di circa 630 metri e uno sviluppo complessivo di poco più di 15 chilometri tra andata e ritorno. Il tempo necessario varia generalmente tra le quattro e le cinque ore complessive, a seconda del passo e delle soste.
La difficoltà è classificata come turistica, rendendola accessibile a chiunque abbia un minimo di abitudine al cammino.
Il periodo migliore per affrontare l’itinerario va dalla tarda primavera all’autunno. Durante l’inverno la strada di accesso a San Giacomo può essere soggetta a chiusure stagionali, mentre nei mesi estivi è disponibile un ampio parcheggio a pagamento nei pressi della borgata.
Pur essendo meno spettacolare rispetto ad altri itinerari delle Alpi Marittime, la salita al Rifugio Soria-Ellena rappresenta una piacevole immersione nell’ambiente alpino della Valle Gesso e offre l’opportunità di raggiungere uno dei rifugi più importanti e storici dell’intera area protetta.
_ La pagina del Rifugio Soria-Ellena
Il Rifugio Remondino è situato a oltre 2400 metri di quota su un dosso roccioso panoramico, domina dall’alto il Vallone dell’Assedras e offre una vista privilegiata sulle cime che circondano il cuore delle Alpi Marittime.
La salita è relativamente breve ma piuttosto sostenuta, ideale per chi desidera raggiungere rapidamente un ambiente d’alta montagna ricco di fascino e storia.
Il rifugio porta il nome di Franco Remondino, sottotenente degli Alpini e promettente alpinista cuneese, scomparso tragicamente durante un’ascensione alla Rocca Gialeo.
Per ricordarne la figura fu realizzato negli anni Trenta un primo bivacco.
Successivamente fu sostituito da una struttura in muratura costruita grazie anche al contributo degli Alpini e di diversi reparti militari.
Il rifugio venne inaugurato nel 1965 e negli anni successivi è stato ampliato e rinnovato fino ad assumere l’aspetto attuale.
L’itinerario ha inizio dal Pian della Casa del Re, raggiungibile in auto percorrendo la strada che risale il Vallone della Valletta oltre il Gias delle Mosche.
Dal Pian della Casa del Re, a quota 1735 metri, si attraversa l’ampia conca erbosa ignorando i sentieri che salgono verso i Laghi di Fremamorta e il Colle di Ciriegia.
Seguendo il margine del pianoro si individua facilmente il sentiero per il Rifugio Remondino, che si stacca dalla vecchia strada militare e si dirige verso il torrente.
Nella prima parte il percorso attraversa una zona caratterizzata da ginepri, prati alpini e radi larici. Poco dopo il sentiero cambia decisamente carattere e affronta il versante con una lunga serie di tornanti che permettono di superare rapidamente il dislivello.
Alcuni tratti gradinati rendono la salita più impegnativa ma mai tecnica, mentre il panorama si amplia progressivamente sulle montagne della Valle Gesso.
Dopo aver attraversato il torrente proveniente dal Vallone dell’Assedras tramite una passerella, il sentiero continua a risalire il pendio tra rocce, erba e larici isolati.
Ph: Rifugio Remondino
Si supera il bivio per il Colle del Mercantour e si prosegue in un ambiente sempre più severo e minerale, dove la vegetazione lascia spazio alle pietraie e agli affioramenti rocciosi.
L’ultima parte dell’itinerario è la più faticosa.
Una successione di tornanti ripidi conduce sotto il rifugio, attraversando canali detritici e piccoli avvallamenti.
Dopo aver ignorato le tracce che conducono verso il Rifugio Bozano e il Passo dei Detriti, si affrontano gli ultimi gradoni che portano direttamente alla costruzione.
Il Rifugio Remondino appare improvvisamente arroccato su una posizione dominante, circondato dalle grandi montagne del gruppo dell’Argentera.
Da qui si godono magnifiche vedute sulle pareti che attirano alpinisti da tutta Europa e sui valloni che si diramano verso il confine francese.
La struttura rappresenta inoltre un importante punto d’appoggio per numerose ascensioni, tra cui quelle al Monte Argentera, al Corno Stella e ad altri celebri itinerari alpinistici delle Alpi Marittime.
_ La pagina del Rifugio Remondino
Il Rifugio Bozano si trova in uno degli angoli più spettacolari e selvaggi delle Alpi Marittime, incastonato sulla destra orografica del Vallone della Valletta, al centro di una vasta distesa di pietraie dominata dalle pareti del Corno Stella e del massiccio dell’Argentera.
La sua posizione, apparentemente severa e isolata, è in realtà uno dei punti di riferimento più importanti per l’alpinismo locale, soprattutto per chi affronta le grandi vie di arrampicata sulle celebri pareti della zona.
L’itinerario ha inizio poco oltre il Gias delle Mosche, raggiungibile risalendo la Valle Gesso fino a Terme di Valdieri e proseguendo nel Vallone della Valletta.
Dal punto di partenza si segue inizialmente la strada sterrata che si addentra nel vallone, un ambiente che alterna tratti più dolci a zone progressivamente più aspre e rocciose.
Il percorso si sviluppa senza difficoltà tecniche, seguendo una pista ampia e ben tracciata, ma richiede comunque un buon passo per la lunghezza e il dislivello.
Nella prima parte si attraversano zone boscate e radure alpine, con larici e conifere che accompagnano la salita lungo il fondovalle.
Con il procedere dell’itinerario il paesaggio cambia rapidamente: il bosco si dirada e lascia spazio a un ambiente sempre più minerale, dove il torrente e le morene diventano protagonisti del paesaggio.
La strada risale con pendenza regolare fino a Pian della Casa del Re, ampia conca glaciale che segna l’ingresso nella parte alta del vallone.
Da qui il sentiero prosegue in direzione del Rifugio Bozano, abbandonando la pista principale e risalendo il versante tra detriti e affioramenti rocciosi.
Ph: Rifugio Bozano
Il percorso diventa più ripido e diretto, con una serie di tornanti che permettono di guadagnare rapidamente quota.
Man mano che si sale, l’ambiente assume un carattere sempre più alpino e severo.
Le grandi pareti del Corno Stella e dell’Argentera incombono sul sentiero, mentre il terreno si fa interamente costituito da pietraie e blocchi.
Il Rifugio Bozano si trova a circa 2450 metri di quota, in posizione panoramica e leggermente defilata rispetto alle grandi vie alpinistiche del settore.
Da qui lo sguardo spazia verso le cime del massiccio, offrendo un punto di osservazione privilegiato su uno degli ambienti più spettacolari delle Alpi Marittime.
Nonostante la posizione isolata, il rifugio è molto frequentato, soprattutto da alpinisti diretti alle vie del Corno Stella.
L’escursione presenta un dislivello di circa 860 metri e uno sviluppo complessivo di circa 9 chilometri.
_ La pagina del Rifugio Bozano
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