Panoramic view of Sorapis Lake in Dolomites mountains, Cortina d'Ampezzo, Italy. Beautiful Alpine lake Lago di Sorapis. Travel destination
Alte Vie storiche, pascoli verdeggianti e sentieri nascosti disegnano una geografia del cammino che alterna tratti severi e panorami capaci di togliere il fiato. Bastano uno zaino, un buon paio di scarponi e la voglia di percorrere itinerari lontani dalle mete più affollate.
Il Veneto è una delle regioni ideali per chi ama i cammini d’alta quota, soprattutto nel pieno della stagione estiva.
Il suo territorio montano è unico: ospita le Dolomiti, con le loro cime che restano tra le più suggestive dell’arco alpino.
Attraverso i percorsi che seguono avrete l’occasione di immergervi nel verde e concedervi momenti di relax, ma anche di affrontare passaggi più adrenalinici e sentieri riservati, alla volta di località meno blasonate ma non per questo meno affascinanti.
L’Alta Via delle Dolomiti numero 4, chiamata anche “Alta Via di Grohmann”, è un percorso escursionistico dedicato all’alpinista austriaco Paul Grohmann.
Verso la metà dell’Ottocento Grohmann salì per primo alcune delle vette dolomitiche più importanti: i Tre Scarperi, la Croda dei Baranci, la Cima Grande di Lavaredo, il Cristallo, il Sorapiss e l’Antelao.
La via collega la zona delle Tre Cime con il territorio bellunese e si sviluppa per circa 85 chilometri in sei tappe, da San Candido in Pusteria fino a Pieve di Cadore.
Vista sulle Tre Cime di Lavaredo – Foto Getty Images
Il tracciato alterna mulattiere, sentieri e tratti attrezzati, in un’area ricca di strutture ricettive.
Nella prima parte della traversata camminerete in un ambiente severo, al cospetto delle Tre Cime di Lavaredo; i tratti successivi vi porteranno invece in zone più selvagge e meno frequentate, come il gruppo dei Cadini di Misurina o il solitario Antelao.
Di particolare interesse è la sezione che va dal Rifugio Fonda Savio al Rifugio Città di Carpi, con una variante riservata agli alpinisti esperti: attraverso una ferrata, in circa due ore e mezza di salita, si raggiunge la sommità della Cima Ciadìn Nord Est.
Dal Rifugio Città di Carpi, seguendo il Sentiero 120 e oltrepassando la Forcella Maràia, si arriva a Misurina e al Rifugio Vandelli.
Un lungo sentiero con ferrata e tratti attrezzati conduce poi verso l’Antelao, dove dominano il paesaggio la Forcella del Ghiaccio Superiore e la Croda di San Pietro.
Nella parte finale, in corrispondenza del massiccio dell’Antelao, il percorso si interseca con quello dell’Alta Via numero 5 e prosegue con essa fino a Pieve di Cadore, il paese che diede i natali al pittore Tiziano Vecellio.
_ Scopri i dettagli sull’itinerario sul sito della Regione Veneto
Il secondo itinerario è di nuovo un percorso d’alta quota: l’Alta Via delle Dolomiti numero 5.
Parte da Sesto, in Pusteria, e conduce fino a Pieve di Cadore, per un totale di 100 chilometri nel segno di Tiziano. L’intero tracciato è infatti dedicato al pittore rinascimentale, celebre figlio del Cadore.
Il percorso si sviluppa soprattutto su sentieri non particolarmente faticosi, complice il fatto che molti tratti sono attrezzati, come sulla Croda dei Tòni e sull’Antelao.
La diga di Pieve di Cadore – Foto Getty Images
Più impegnativa è invece la sezione che attraversa le Marmaròle, un gruppo montuoso che, per la vicinanza alle vette più conosciute e la scarsità di punti d’appoggio, resta ancora oggi un luogo selvaggio e affascinante.
Attraverso i ghiaioni della Croda dei Toni si raggiunge il Rifugio Giosuè Carducci e, da lì, si prosegue per un tratto più semplice fino ad Auronzo di Cadore.
Grandiosi i panorami sulle Dolomiti orientali, sulla Val d’Ansièi e sulle Tre Cime di Lavaredo.
Dal Rifugio Galassi è possibile raggiungere anche la vetta dell’Antelao, tenendo presente che l’ascensione è di carattere alpinistico e richiede, tra salita e discesa, un’intera giornata.
Nella zona del massiccio dell’Antelao, l’Alta Via numero 5 interseca l’Alta Via numero 4 e prosegue con lo stesso tracciato fino a Pieve di Cadore e al Lago del Centro Cadore, il secondo lago per ampiezza della regione.
Ad Auronzo è quasi obbligata una sosta nella casa natale di Tiziano, per ammirare il dipinto “La Madonna con bambino” conservato nella Chiesa di Santa Maria Nascente.
Il trekking delle Crepe Rosse può essere considerato la continuazione ideale del sentiero escursionistico Vièl dal Pan: entrambi offrono splendide vedute sulle stesse cime dolomitiche.
Meno battuto e meno blasonato del Vièl dal Pan, questo itinerario è però altrettanto suggestivo.
Il passo Fedaia – Foto Getty Images
La partenza ideale è il Passo Fedaia, al confine tra Trentino e Veneto. Dal passo si risale fino al Padon, per poi seguire i prati al pascolo delle Crepe Rosse.
Da qui si può proseguire agilmente verso il Migon oppure scendere a Malga Laste, dove è possibile degustare dell’ottimo formaggio.
Il cammino si conclude ammirando gli imponenti monoliti di calcare del paese di Laste.
_ Maggiori informazioni sul percorso le trovate sul sito turistico delle Dolomiti
L’ultimo itinerario porta verso le Dolomiti di Cadore, con un percorso vario e di grande bellezza che permette di ammirare tutti i lati del monte Pelmo: dalle imponenti pareti meridionali al versante orientale con il grande catino, fino ai canaloni ghiaiosi del versante nord-est e alla severa parete nord-ovest.
Il giro del Pelmo richiede sei ore di cammino e può essere compiuto partendo da Forcella Staulanza, con un risparmio di quota rispetto ad altri possibili punti di partenza.
Si inizia salendo per l’antico Tríòl dei Cavai, che consente di uscire dal bosco alla base dello spigolo occidentale del Pelmetto. Si prosegue poi sul versante meridionale del monte, raggiungendo, sotto la verticale della Fisura, l’ampia zona di pascolo de Le Mandre, molto panoramica.
Ph.: Gettyimages/Travel Wild
Si continua attraversando l’aperta zona del Lach, aggirando la grande cresta sud-orientale del Pelmo in corrispondenza di una singolare struttura rocciosa chiamata “Dambra”.
Si approda quindi a un’altra zona di pascolo, i Campi di Rutorto, e si prosegue sul versante orientale fino al Rifugio Venezia.
Da qui, con vista su Cadore, Ampezzo e sulle cime dell’Antelao e del Sorapiss, inizia il tratto più impegnativo dell’intero itinerario: la salita alla Forcella di Val d’Arcia.
Il percorso si fa ripido, ma la salita è agevolata da alcuni cavi metallici utili a superare i passaggi più esposti alla base del Torrione inferiore di Forca Rossa.
È il sentiero Flaibani, che ricalca un vecchio tracciato un tempo utilizzato dai cacciatori di camosci.
Vista sul Monte Pelmo – Foto Getty Images
Raggiunta la forcella ci si affaccia sul versante nord; da lì si abbandona il sentiero Flaibani per scendere direttamente al Rifugio Città di Fiume e imboccare un sentiero non numerato che taglia in diagonale l’enorme fiumana detritica ai piedi della parete nord del Pelmo.
Si arriva così, nel modo più breve, a Forcella Staulanza, chiudendo l’anello.
Quattro cammini, quattro modi diversi di leggere le Dolomiti venete: la storia dell’alpinismo pionieristico, la memoria di Tiziano, i pascoli silenziosi e i grandi giri attorno alle vette.
Percorsi che ricordano come la montagna, più che una meta, sia un tempo lento da attraversare con rispetto, un passo alla volta.
_ Scopri gli altri itinerari e percorsi in Veneto
Seguici sui nostri canali social!Instagram – Facebook – Telegram