I problemi intestinali mentre si fa una bella passeggiata all’aperto sono una vera scocciatura, ma purtroppo capitano.
Disidratazione, cambi di alimentazione, sforzi prolungati e condizioni ambientali particolari possono mettere a dura prova anche l’apparato digerente durante un trekking.
Per capire quali sono i disturbi intestinali più frequenti all’aperto, in viaggio e in montagna, come prevenirli e quando è il caso di prestare particolare attenzione ai sintomi, abbiamo intervistato il dottor Stefano Rabitti.
Stefano è gastroenterologo ed endoscopista digestivo attivo tra Bologna, Cesena e Rimini, responsabile di ambulatori specialistici di gastroenterologia e da anni impegnato nello studio della salute intestinale e del microbiota.
Durante un trekking i disturbi gastrointestinali più frequenti sono la “diarrea del viaggiatore” causata da batteri (es. E. Coli), virus (norovirus o rotavirus) o parassiti (giardia intestinalis).
La trasmissione avviene per acqua/alimenti contaminati o scarsa igiene delle mani.
Ph.: Stefano Rabitti
L’intossicazione alimentare acuta per ingestione di alimenti contaminati da tossine batteriche (Staphylococcus, Bacillus cereus) o da batteri che si manifesta con insorgenza rapida di vomito e diarrea.
Talvolta può comparire anche stipsi.
Soprattutto in caso di viaggi prolungati, cambi di routine, disidratazione, dieta povera di fibre, ridotto movimento intestinale.
Infine crampi addominali, nausea e reflusso.
Possono comparire in caso di sforzi eccessivi (es. zaini troppo pesanti o comprimenti l’addome) sudorazione eccessiva con inadeguata assunzione di liquidi, esposizione protratta al sole.
In caso di sintomi improvvisi la prima cosa da fare è fermarsi, trovare riparo all’ombra, sedersi/posare lo zaino ridurre sforzo e nausea.
È importante poi un’idratazione immediata: piccoli sorsi frequenti di acqua o soluzione salina reidratante (ORS).
Se non disponibile ORS, acqua con un pizzico di sale e zucchero; 200–300 ml ogni 15–20 min può essere utile, se tollerata.
Riposo e calma: respirazione lenta, evitare sforzi e cibo solido finché i sintomi non sono risolti.
L’idratazione è cruciale per la funzione intestinale e per la tolleranza allo sforzo.
Mantiene il transito intestinale, previene stipsi e riduce il rischio di crampi, riduce la concentrazione di tossine in caso di diarrea e favorisce la perfusione intestinale (importante in quota o sotto stress).
Ph: Stefano Rabitti
In condizioni estreme (alta quota, caldo, sforzo prolungato) il fabbisogno aumenta.
La gestione dei liquidi diventa determinante per evitare sia la disidratazione che la diluizione elettrolitica (iponatriemia).
Indicazioni pratiche e numeriche: il fabbisogno di base medio è circa di 30–40 mL/kg/die a riposo (es. 2–3 L/die per un adulto medio).
In marcia aumentare l’apporto in funzione dell’intensità, temperatura e quota.
Naturalmente l’apporto corretto di liquidi può variare in caso siano presenti patologie (es. diabete, cardiopatie, patologie renali o gastrointestinali).
In questo caso rivolgersi al proprio specialista di riferimento per un consulto prima di iniziare l’attività è fondamentale.
Nel caso si soffra di patologie gastrointestinali prima di partire è consigliabile consultare il proprio medico specialista di riferimento.
Durante l’attività può essere utile portare con se la documentazione medica: diagnosi, terapia, allergie, contatti medici in italiano e in inglese in caso occorrano delle problematiche.
È inoltre utile evitare “esperimenti” (es. iniziare nuovi farmaci/integratori prima o durante il trekking).
Durante il trekking è consigliabile evitare sforzi eccessivi, è preferibile assumere pasti piccoli e frequenti evitando di mettersi in moto subito dopo il pasto e nelle ore più calde della giornata, fare pause adeguate.
Prestare infine molta attenzione all’igiene delle mani ed alla conservazione degli alimenti.
Sì, portare con sé un piccolo kit gastrointestinale è consigliabile durante un trekking.
Farmaci ed integratori variano in base alle condizioni di base.
Se si soffre di malattia da reflusso gastro-esofageo portare con sé antiacidi o farmaci/integratori anti-reflusso può essere utile.
In caso di sindrome dell’intestino irritabile agenti come carbone vegetale e simeticone possono ridurre il gonfiore ed anti-diarroici.
Lassativi ed anti-emetici possono risultare utile in caso di comparsa di diarrea, stipsi e vomito.
Avere con sé anche alcune classi di antibiotici ed antinfiammatori intestinali può essere inoltre utile in caso di contrazione di infezioni ed gastroenteriti acute.
Tuttavia, per queste categorie di farmaci appare consigliabile riferirsi sempre al proprio medico evitando l’assunzione autonoma.
Molto importante appare infine l’utilizzo di specifici prebiotici e probiotici.
Alcune specie di lattobacilli e bifidobatteri possono infatti essere in grado di rinforzare il microbiota intestinale diminuendo la probabilità di contrarre infezioni gastrointestinali e migliorando la risposta allo stress.
Inoltre, agenti postbiotici come il butirrato di sodio sono in grado di proteggere la mucosa intestinale rendendola più resistente.
Prevenendo così la possibile insorgenza della “sindrome dell’intestino permeabile” che si è visto poter essere favorita da stress fisici intensi.
Sali minerali e zenzero possono risultare efficaci nel contrastare nausea e disidratazioni lievi.
Sì, ci sono diversi segnali d’allarme (chiamati anche “red flags”) che non devono mai essere confusi con una semplice gastrite o stanchezza da trekking.
Se si presentano questi sintomi, è necessario interrompere immediatamente l’escursione, rientrare in sicurezza o, nei casi più gravi, allertare i soccorsi:
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