Anello del Nisi, il trekking siciliano che rinasce tra Peloritani e mare

Tra i Monti Peloritani e lo Ionio prende forma un cammino di 4 comuni: biodiversità protetta, antiche miniere d'argento e un progetto da 5 milioni per renderlo accessibile con smart-bus e piste ciclopedonali

4 luglio 2026 - 19:23

C’è un angolo della Sicilia orientale che merita di finire in cima alla lista di chi ama camminare.

È la Valle del Nisi, incastonata tra il mare Ionio e i Monti Peloritani, dove la Riserva Naturale Orientata di Fiumedinisi e Monte Scuderi custodisce un ecosistema riconosciuto a livello europeo come sito della Rete Natura 2000 (codice ITA030010).

Natura lussureggiante, storia millenaria e biodiversità rara convivono in un territorio che oggi si prepara a una nuova stagione.

Un anello a piedi tra quattro comuni

Il modo migliore per vivere la vallata è mettersi in cammino.

L’Anello del Nisi è un percorso escursionistico amato anche da chi pratica trail running, come testimoniano le tracce Gps disponibili su piattaforme come Wikiloc, e abbraccia i comuni di Alì, Alì Terme, Fiumedinisi e Nizza di Sicilia.

Il tracciato ruota attorno alla mole imponente del Monte Scuderi. Qui l’elemento dominante è l’acqua: dalle fresche sorgenti collinari fino alle preziose acque termali della costa.

Per comprendere a fondo il valore di questo cammino, una lettura imprescindibile è il libro “L’anello del Nisi. Nuovi itinerari escursionistici-naturalistici per un turismo lento e sostenibile” (Edas Editore, curato da F. Grasso, G. Lombardo, P. D’Andrea, R. Gargano).

Non è solo una guida, ma un manifesto per riscoprire il paesaggio nella sua totalità: dalle tipicità agro-alimentari agli antichi mestieri dei borghi collinari e dei paesini rivieraschi.

Il progetto da 5 milioni che cambia tutto

Se fino a ieri l’Anello del Nisi era una perla nota soprattutto agli escursionisti locali, da metà marzo le cose stanno ufficialmente cambiando.

È partito un ambizioso progetto infrastrutturale da oltre 5 milioni di euro, finanziato dal Governo, che punta a trasformare l’accessibilità e la fruibilità dell’intera area.

Come riportato da SikilyNews, coinvolge i quattro comuni della vallata, con Nizza di Sicilia come capofila, e si fonda sul binomio mobilità sostenibile e turismo.

Tre i pilastri dell’intervento:

  • un percorso ciclo-pedonale costiero continuo collegherà Alì Terme a Nizza di Sicilia,
  • una riqualificazione massiccia migliorerà i sentieri esistenti che uniscono la costa ai centri collinari e alle aree di pregio naturalistico della Riserva,
  • sistemi di trasporto smart: smart-bus elettrici prenotabili tramite app che collegheranno la Valle del Nisi a snodi cruciali come l’Aeroporto di Catania e Giardini Naxos. Previste inoltre 11 fermate bus attrezzate per chi si muove a piedi o in bici e nuovi parcheggi di scambio, inclusa la nuova stazione ferroviaria di Nizza.

Significa che l’Anello del Nisi si prepara a diventare uno dei percorsi di mobilità lenta più serviti e accessibili del sud Italia, dove raggiungere l’inizio del sentiero con mezzi ecologici sarà parte dell’esperienza.

Un ecosistema prezioso da attraversare

Camminare qui non è solo esercizio fisico: è un viaggio dentro un santuario di biodiversità.

La geologia unica dei Peloritani, noti anche come “Monti Metalliferi” per le antiche miniere di argento, piombo e ferro, ha creato l’habitat perfetto per specie rare.

La vegetazione cambia drasticamente salendo dalle valli fluviali, come la suggestiva Valle dell’Acqua Menta o quella degli Eremiti, fino alla vetta del Monte Scuderi, a 1.256 metri.

Lungo i torrenti e a fondovalle dominano pioppo nero, salice, olmo campestre e alaterno, con un sottobosco colorato da oleandri, tamerici e fitte ginestre.

Nella fascia collinare il paesaggio diventa un bosco misto mediterraneo denso, con roverelle, castagni, noci, gelsi ed erica arborea. Oltre gli 800 metri, dove il clima si fa più fresco e umido, si entra nel regno dell’acero montano, circondato da agrifogli e alloro.

I custodi silenziosi dei boschi

L’isolamento delle valli e la fitta copertura boschiva offrono rifugio a una macrofauna ricchissima.

Il vero “fantasma” dei boschi peloritani è il gatto selvatico (Felis silvestris), predatore schivo e protetto che trova riparo tra gli anfratti rocciosi.

Con lui condividono il territorio volpi, martore, istrici e conigli selvatici.

Tra i micro-mammiferi spicca il toporagno di Sicilia, specie endemica dell’isola. Tra l’erba alta e le pietre assolate non è raro incontrare ramarri, emidattili e il saettone, un serpente innocuo e utile all’ecosistema.

Alzando lo sguardo verso le creste del Monte Scuderi si assiste alle evoluzioni dei veri padroni della riserva: i rapaci.

L’area è sito cruciale di nidificazione e caccia per il falco pellegrino, il predatore più veloce del mondo, e per il falco pecchiaiolo, migratore che si nutre di vespe e calabroni. Comuni anche poiane, sparvieri, nibbi e gheppi.

Per chi vuole esplorare con un occhio digitale, la Regione ha lanciato l’app Riserve AR Fiumedinisi.

Funziona in realtà aumentata: inquadrando speciali marker lungo i sentieri, lo smartphone mostra modelli 3D degli animali rari o infografiche sul ciclo vitale delle piante endemiche, rendendo l’escursione interattiva.

La stessa riqualificazione dei sentieri ha questo scopo: incanalare il turismo in modo sostenibile, permettendo di godere del patrimonio naturalistico senza alterarne l’equilibrio ecologico.

L’eredità di Franz Riccobono

Camminare sui fianchi del Monte Scuderi significa attraversare un archivio a cielo aperto.

Come ha ampiamente documentato Franz Riccobono, storico e studioso messinese che ai “Monti Metalliferi Peloritani” ha dedicato una vita di ricerche, questa è una terra dove l’eccezionalità geologica si è intrecciata per millenni con l’ingegno umano.

Riccobono ci ha insegnato a leggere i Peloritani non solo come scenario naturale, ma come antico polo minerario vivo e pulsante.

Fin dall’antichità, e poi sotto Arabi, Normanni e Spagnoli, le viscere di queste montagne sono state scavate per estrarre argento, piombo, zinco e ferro.

I vecchi imbocchi delle miniere e i ruderi delle antiche fonderie, ancora parzialmente visibili tra la vegetazione di Fiumedinisi e Alì, sono le cicatrici storiche di un passato che lui ha strenuamente difeso dall’oblio.

Oggi, mentre allacciamo gli scarponi per percorrere i sentieri riqualificati, raccogliamo il suo invito più profondo: guardare a queste montagne con occhi consapevoli, unendo la meraviglia per la biodiversità del sito Natura 2000 al rispetto per la memoria storica e la fatica di chi, prima di noi, ha abitato e lavorato queste valli affascinanti e aspre.

 

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