La Via degli Dei: in cammino tra Bologna e Firenze

31 agosto 2020 - 14:20

Sommario:

1) Il percorso e le sue origini
2) Le tappe
3) Prodotti e attrezzature consigliate

Tappa 1 – da Bologna a Sasso Marconi (16 km)

Tappa corta, permette a chi arriva a Bologna di non fare eccessive levatacce notturne, quasi tutta pianeggiante. Il trovarsi ed il partire da Piazza Maggiore (q. 55) deve lasciare il tempo di guardarsi attorno.

A Bologna non si perde neanche un bambino” cantava Dalla, ma solo se stai attento a come hai impostato il navigatore, perché può giocare tiri mancini.

Se si arriva in treno per giungere a Piazza Maggiore è meglio cercare subito Via Indipendenza, magari chiedendo, perché se per distrazione si è lasciato il navigatore impostato su “automobile” (è successo) invece di impiegare dieci minuti ci si ritrova in via San Vitale, dopo aver fatto un quarto di giro delle porte cittadine!

Dalla piazza si parte seguiti dallo sguardo del Nettuno lungo via D’Azeglio, si scorre davanti al portone della casa che fu di Lucio Dalla e dopo dieci minuti si entra sotto i portici di via Saragozza fino ai confini dell’antica cinta muraria (purtroppo non più esistente) delimitati dal cassero di Porta Saragozza.

Attraversato il viale ecco l’arco “Buonaccorsi”, ovvero l’arco numero 1 del portico di San Luca.

La fine del tratto pianeggiante è segnata dall’arco del Meloncello, annunciato dai primi gradini, dal quale si sale a San Luca (q. 280) rompendo il fiato sulle scalinate delle “Orfanelle”.

Il panorama dalla Basilica è tutto da godere, con la città su un lato ed i colli dall’altro. Per chi possiede le “credenziali” il consiglio è di giungere prima della chiusura del mezzodì per non perdere la possibilità di timbrare.

Dopo la sosta si scende fino al parco Talon da dove si può vedere dall’alto la “chiusa”, la diga costruita verso la metà del XIII secolo per incanalare parte delle acque del Reno verso la città.

Da qui si costeggia il fiume lungo un sentiero pianeggiante fino a Sasso Marconi, è consigliata una piccola deviazione per attraversare il ponte di Vizzano e sostare dieci minuti a Palazzo dei Rossi.

 

Tappa 2 – da Sasso Marconi a Monzuno (24 km)

Qui comincia il percorso appenninico. Parlando di attrezzatura ora uno zaino con lo schienale regolabile fa apprezzare la sua funzionalità.

Da Sasso Marconi (q. 115) si sale ai Prati di Mugnano (q. 250) e si entra nella riserva del Contrafforte Pliocenico.

Giunti al Raleda di Mezzo (q. 500) ci si inerpica sino a Monte Adone (q. 654) dove consiglio una sosta per pranzare godendosi il panorama della valle. Per me che li uso soltanto in salita questo è il momento giusto per apprezzare un paio di buoni bastoncini.

Finita la sosta è il momento di stringere i lacci degli scarponi e scendere sino a Brento per poi proseguire con lunghi tratti di asfalto sino a Monzuno (q. 623).

 

Tappa 3 – da Monzuno a Traversa (25 km) o Futa

Questa è tappa più impegnativa, praticamente divisa in due tratte.

Con la prima si sale da Monzuno a Monte Galletto (q. 950) tra boschi e crinali, per poi riscendere a Madonna dei Fornelli (q. 795) dove durante la sosta si può approfittare del bar per gustarsi una birra od un gelato, preparandosi alla seconda tratta.

Tratta che parte subito con una salita di 3 chilometri fino a Monte dei Cucchi (q. 1130).

Non è raro trovarsi sotto un diluvio di acqua come è capitato a me, si apprezzano in questi caso una buona mantella, il cappello a falde larghe e le ghette.

Varcato il confine tra Emilia e Toscana, con foto d’obbligo a fianco del cippo, facendo una piccola deviazione a Monte Bastione (q. 1189) si va ad ammirare un tratto di selciato della Flaminia Militare, dopodiché, rientrati sul tracciato, si percorrono verdeggianti prati e crinali, in discesa fino a Passeggere (q. 1013).

In questo tratto è possibile sostare presso una delle poche sorgenti poste lungo il percorso. La mia scorta d’acqua standard è di due litri, ma, dato il mio consumo, approfitto sempre delle occasioni per reintegrare.

Ultimo strappo in salita (q. 1170) per arrivare Poggio Castelluccio (q. 1119), qui si aprono due soluzioni, la prima porta al Passo della Futa, la seconda scende, deviando dalla Via, a Traversa (q. 890) alla fine della tappa.

 

Tappa 4 – da Traversa a San Piero a Sieve (km 27)

Al passo della Futa (q. 903) sosta d’obbligo al cimitero di guerra tedesco, costruito con le pietre dell’Appennino con lo scopo di inserirsi discretamente nel paesaggio naturale.

Adesso si parte per affrontare l’unica salita impegnativa della tappa che in circa tre chilometri e mezzo porta prima alla Croce di Gazzaro, dove, nebbia permettendo, si sosta qualche minuto per ammirare il panorama, poi alla cima del monte Gazzaro (q. 1100).

Di nuovo giunge il momento di stringere i lacci degli scarponi perché da qui, affrontando un primo tratto talmente scosceso da dover ricorrere all’aiuto delle funi d’acciaio fissate ai bordi del sentiero, si scende fino al Passo dell’Osteria Bruciata ((q. 910).

Dopo un breve riposo ricomincia la discesa fino a San Piero a Sieve (q. 210).

 

Tappa 5 – da San Piero a Sieve a Olmo (km 20)

Da San Piero a Sieve si compiono tre balzi. Il primo, il più piccolo, porta di fronte alla rocca (q. 300).

Alla fine del tratto in discesa (q. 266) comincia il secondo balzo che in due chilometri porta al castello di Trebbio (q. 450) non visitabile ma comunque da ammirare.

Ancora discesa fino a Tagliaferro (q. 250) per affrontare il più impegnativo dei tre balzi che in cinque chilometri porta a Monte Senario (q. 800) tappa obbligata per rifornire le borracce, godersi un gelato e un amaro del convento.

Scendendo si comincia a vedere in lontananza Firenze, consapevoli di avere ancora un giorno davanti si percorrono campi fioriti e verdeggianti fino alla fine della tappa, Olmo (q. 520).

 

Tappa 6 – da Olmo a Firenze (km 18)

Questa è la tappa dove la testa fa più delle gambe ormai provate dal percorso, si cerca Firenze come cani da tartufo e ci si ferma ogni volta che la si scorge.

Da Fiesole quasi la si annusa, un “forza che ci siamo” percorre il gruppo, ultimo balzo a capofitto, per me sotto la pioggia, fino a piazza Signoria (q. 55) per le foto di gruppo e gli abbracci.

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