Campeggio libero! Si può fare? SI, NO, forse…

In Italia esiste una norma generale che disciplini il campeggio libero e stabilisca se e dove ci si può accampare in tenda? Non è semplice dare una risposta univoca a questa domanda. Infatti, la gestione del settore turismo è stata trasferita alle Regioni (D. Lgs. 31/3/1998 n. 112) e non tutte hanno stabilito delle norme al riguardo per il campeggio libero.

18 marzo 2020 - 3:36

Campeggio, che passione! Guazzare nell’acqua del torrente, ascoltare il fruscio delle foglie mosse dal vento, udire lo scoppiettare delle braci del fuoco attorno al quale assecondare la voglia di bistecche, braciole, salsicce e costolette da gustare al chiaro di luna, dormire sotto le stelle ascoltando il gracidio delle rane e il canto della civetta che irrompe nel silenzio della notte.

La vita all’aria aperta porta a queste sensazioni uniche. In Italia però non è semplice “ascoltare” i silenzi incontrastati della natura e osservare l’immensità e l’armonia degli spazi aperti.

Sono rari i luoghi privi di fonti luminose e di opere che riconducono a qualsiasi tipo d’intervento umano, aree naturali che rispondono al principio della conservazione e al vero significato della parola wilderness, non sinonimo di “natura selvaggia” ma più semplicemente di “luogo naturale”.

IL SIGNIFICATO DI WILDERNESS  – Wilderness significa “conservazione” degli spazi naturali attraverso formali impegni di salvaguardia che siano i più duraturi possibile (codificati negli Stati Uniti d’America dalla legge The Wilderness Act del 1964), affinché venga mantenuto lo stato d’integrità paesaggistica e non venga modificato dall’uomo, né in positivo né in negativo, rinunciando pertanto a qualsiasi scelta di sviluppo di tale area che deve restare intatta, intonsa.

Nel nostro Paese questi spazi liberi e solitari, designati in Italia sotto l’egida dell’Associazione Italiana Wilderness, sono davvero pochi: 66 Aree Wilderness per un totale di 51.114,2 ettari, distribuite in 10 Regioni e 20 Province.

Ma la natura “selvaggia” non è solo una condizione geografica, è anche uno stato d’animo. E allora alimentiamo questa indole per la vita all’aria aperta, calziamo gli scarponi, indossiamo la giacca, zaino in spalla e via, alla ricerca della nostra area wilderness, dove montare la tenda e campeggiare.

La bellezza del luogo è assicurata: siamo in Italia. Dalle quote importanti delle Alpi alle morbide colline della Toscana, fino ai sentieri verdazzurri della costa, la scelta è buona e ampia.

Non sono però tutte rose e fiori, gli aspetti positivi del campeggio libero non devono far dimenticare che esistono anche i lati negativi: chi si accampa lo fa a proprio rischio e pericolo per l’eventuale presenza di persone poco perbene. Inoltre, per provare quella solitudine e quelle sensazioni tipiche delle aree wilderness, si potrebbe incorrere nella rigidità delle amministrazioni comunali e della legislazione regionale.

QUANDO SI PARLA DI CAMPEGGIO? – La vita all’aria aperta, il contatto con la natura, il senso di libertà che si prova grazie alle escursioni itineranti non è più una esclusiva dei veri appassionati di trekking e mountain bike, è una tendenza che sta prendendo sempre più piede in tutta Europa e in particolare in Italia, quindi è necessario disciplinare la forma di campeggio libero, comunque possibile quando la permanenza nello stesso posto è limitata alle ore notturne.

Anzi, a essere precisi il termine “campeggio” è inappropriato, quando la tenda è montata solo dal tramonto all’alba è più corretto parlare di bivacco notturno. Questo dovrebbe salvaguardarci da multe salate.

Invece, i controlli della forestale non sono così condiscendenti nel momento che si lascia la tenda montata anche di giorno per più di 24 / 48 ore (non è sempre uguale, le regioni che discipliano il campeggio libero lo fanno contestualmente alla loro realtà sociale e naturale).

Se proprio volete infrangere le regole, siate molto rispettosi dell’ambiente circostante, non lasciate tracce del vostro passaggio, portando sempre via rifiuti e quant’altro.

Il problema non si presenterebbe in Norvegia, Svezia, Finlandia, Scozia e Islanda, dove il campeggio libero è legale, al contrario di nazioni come Germania e Olanda dove le guardie sono severe e intransigenti, oppure paesi come Galles e Inghilterra dove invece il campeggio “selvaggio” seppure illegale è generalmente tollerato. Restando alla nostra penisola, la domanda si fa sempre più incalzante… “è possibile e dove fare campeggio libero”? “Cosa posso fare e soprattutto cosa non devo fare?”.

LA DISCIPLINA DEL CAMPEGGIO LIBERO – Iniziamo col dire, come sottolineato all’inizio dell’articolo, che non esiste una normativa nazionale per la gestione del campeggio libero, quindi c’è una dispersione ampia su questo aspetto della nostra attività outdoor. Questa competenza che rientra nella sfera del settore turistico è stata trasferita alle Regioni e non tutte hanno stabilito normative e divieti sul campeggio libero.

Procediamo per esclusione: dove non è approvata una esplicita normativa degli Enti locali, resa nota da cartellonistica, il campeggio libero è ancora possibile (in alcune regioni è fatto obbligo ai Comuni di emettere tutti gli anni apposite ordinanze con l’indicazione delle aree di divieto di sosta campeggistica e di quelle autorizzate).

Non fatevi però illusioni: la maggior parte dei Comuni, nel loro regolamento specificano che il campeggio è possibile previa richiesta o semplice notifica all’Ufficio del Sindaco, mentre molti Enti Parchi naturali chiariscono che è possibile il bivacco all’aperto, ad esclusione delle zone di tutela speciale, sottoposte a restrizioni di accesso.

In tutti i terreni privati, inoltre, ottenuta ovviamente l’autorizzazione dal proprietario, la sistemazione di tende e simili strutture è lecita, per tutto il tempo che si desidera.

Ci sono regioni, come la Calabria, dove è disciplinato solo il campeggio mobile organizzato da associazioni senza scopo di lucro (Legge Regionale n. 28 del 1986 all’Art. 15), nulla di specifico viene invece detto sul campeggio libero e isolato; probabilmente, inoltrando la richiesta al Sindaco dove si vuol montare la tenda dovremmo essere quasi certi di non sbagliare.

Insomma, grazie a tutte queste variabili vige la più assoluta confusione, e non solo per i campeggiatori liberi di camminare e pedalare, ma anche per i camperisti.

Solo in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Sardegna non possono nascere equivoci: la Legge Regionale n. 40 del 1984 all’art. 12 prevede il divieto assoluto di campeggio al di fuori delle aree attrezzate appositamente previste.

Anche in Emilia Romagna, a seguito della recente legge Regionale n. 16 del 2014, articolo 41, è vietato il campeggio libero al di fuori delle aree attrezzate, salvo quando il Comune lo autorizzi per una durata massima di 15 giorni ad associazioni senza fine di lucro e organizzazioni culturali.

Quindi alle  organizzazioni operanti per scopi ricreativi, sociali, culturali e sportivi, si rilascia l’autorizzazione per una durata massima che dipende dalle Regioni (60 giorni in Piemonte, 30 in Abruzzo e Campania, 15 nel Lazio come anche in Emilia Romagna, 20 in Puglia) e solo in aree pubbliche o private dove siano predisposti i servizi generali indispensabili per il rispetto delle norme igienico-sanitarie, per la salvaguardia della pubblica salute e della pubblica incolumità

In Piemonte e nelle Marche si può campeggiare non oltre le 48 ore nella stessa località e dove non siano già presenti aree di campeggio autorizzato.

Ricordatevi d’inviare una comunicazione al Sindaco del Comune interessato 24 ore prima della sosta, specificando il periodo, il numero di partecipanti, la zona, il tipo di allestimento (ad esempio, tende) e la zona dove s’intende bivaccare.

Rispetto al Piemonte, in Umbria caravan, autocaravan e camper possono campeggiare in aree attrezzate di sosta temporanea (gestite dai Comuni), anche se in zona sono già presenti strutture ricettive all’aria aperta, ma solo se la sosta non si prolunga oltre le 24 ore (i Comuni che istituiscono direttamente le aree di sosta, possono provvedere alla loro gestione anche mediante apposite convenzioni con terzi soggetti).

Anche in Sicilia non devono trascorrere più di 24 ore. Sempre in Umbria, all’interno delle aree protette la gestione del campeggio libero è disciplinata direttamente dagli Enti parco: bisogna pertanto rivolgersi a loro per l’autorizzazione alla sosta temporanea e non ai Comuni.

In Puglia il Comune può consentire ai singoli turisti in transito il campeggio libero e isolato su apposite aree demaniali con i requisiti igienico-sanitari necessari.

In alcune regioni, ad esempio l’Abruzzo, si può campeggiare solo nei Comuni che hanno individuato e attrezzato apposite aree di sosta, al di fuori delle quali non deve essere consentita alcuna forma di sosta campeggistica. In Abruzzo, nelle aree attrezzate le piazzole non devono superare le 25 unità e non vi si può sostare per più di 5 giorni.

Se prendiamo in esame la Valle d’Aosta le variabili aumentano, in questo caso è la quota a tirare le fila: il campeggio libero è consentito solo al di sopra dei 2.500 metri di altitudine, dal tramonto all’alba.

Proprio così! Dobbiamo naturalmente considerare che questa regione alpina è interamente montuosa e l’altitudine media è di oltre 2100 metri; anche per questo nell’Art. 19 della Legge Regionale n. 8 del 2002 è specificato che il bivacco in tenda è sempre vietato vicino ai rifugi e in tutta l’area protetta del Parco nazionale Gran Paradiso.

Anche in Trentino è vietato sostare con tende, camper o roulotte,  vicino ad agriturismi, alberghi e strutture ricettive che ospitano i turisti.

In questa regione dell’arco alpino orientale il campeggio libero è ammesso solo in due casi: il bivacco che non supera le 24 ore (solo in zone dove non esistono espliciti divieti da parte delle competenti autorità), o nel caso di insediamenti destinati ad ospitalità occasionale e gratuita concessa dal proprietario o dal possessore dell’area posta in stretta vicinanza alla sua casa.

Alcune regione, come Lombardia, Toscana e Liguria, non hanno statuito nulla sul campeggio libero, né nel senso di autorizzare né in senso opposto. Purtroppo la mancanza di certezze lascia spazio a eccessiva discrezionalità, soprattutto nella gestione di logiche sempre più complesse. Fortunatamente per noi escursionisti la medicina è una sola: camminare. Eh già!

Perché dovremmo campeggiare nello stesso posto quando la nostra motivazione più grande è nutrirci di nuovi orizzonti, essere sempre in movimento per soddisfare quella nostra innata curiosità che ci accompagna verso panorami sempre diversi, da godere giorno dopo giorno.

Lo diceva anche un “certo” Leonardo Da Vinci:

“Che ti move, o omo, ad abbandonare le proprie tue città, a lasciare li parenti e amici, ed andare in lochi campestri per monti e valli, se non la naturale bellezza del mondo?….”

 

_ Alcuni consigli per dormire all’aperto:

 

Il sacco a pelo, come scegliere quello giusto.

La tenda, la casa mobile del trekker

Lo zaino per i trekking plurigiornalieri

 

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