Esce dal coma il trekker di Belluno morso da una zecca

L'escursionista bellunese di 70 anni finito in coma dopo il morso di una zecca è uscito dalla terapia intensiva: il caso riaccende l’attenzione sulla Tbe, l’encefalite trasmessa dalle zecche

2 luglio 2026 - 8:35

Morso da una zecca dopo una camminata, esce dalla terapia intensiva

Una passeggiata in montagna, il morso di una zecca, poi il rientro a casa e il malore.

È cominciata così la vicenda di un allenatore di basket bellunese di 70 anni, ricoverato in gravi condizioni dopo aver contratto la Tbe, la Tick-Borne Encephalitis, l’encefalite trasmessa dalle zecche.

Per giorni l’uomo è rimasto in coma farmacologico, con un quadro clinico che ha reso necessario il trasferimento in rianimazione.

Nelle ultime ore sono arrivati segnali di miglioramento: la fase più critica sembra superata, l’escursionista è uscito dalla terapia intensiva ma la prognosi resta riservata.

L’allarme è scattato quando un familiare lo ha trovato nella sua abitazione in stato confusionale, ormai allo stremo. La chiamata al Suem 118 ha avviato la corsa in ospedale e il successivo ricovero.

I medici hanno poi collegato il peggioramento delle condizioni al morso di una zecca, avvenuto durante un’uscita sui sentieri.

L’uomo, secondo le ricostruzioni pubblicate in questi giorni, sarebbe rientrato senza dare particolare peso all’episodio.

Una circostanza non rara: il morso del parassita può passare inosservato, perché non provoca dolore immediato.

_Tutto quello che c’è da sapere sul morso delle zecche sui sentieri

Il mondo del basket in apprensione

La notizia ha colpito il mondo sportivo bellunese, dove il settantenne è conosciuto per la lunga attività da allenatore e per il lavoro svolto con i ragazzi.

Il malore è arrivato proprio nei giorni in cui la squadra avrebbe dovuto ritrovarsi per il tradizionale incontro di fine stagione, un momento informale per chiudere l’annata e iniziare a ragionare su quella successiva.

Invece la riunione si è trasformata in attesa, telefonate, messaggi e apprensione.

Dal club sono arrivati messaggi di vicinanza alla famiglia.

Dirigenti e giocatori hanno ricordato il legame costruito dall’allenatore con il gruppo, la crescita della squadra durante l’ultima stagione e il rapporto personale con i giovani atleti. Ora l’attenzione è tutta sull’evoluzione del quadro clinico.

I primi segnali favorevoli alimentano la speranza, ma il recupero si annuncia ancora lungo e da seguire con prudenza.

Che cos’è la Tbe

La Tbe è una malattia virale che può colpire il sistema nervoso centrale. Non tutte le zecche sono infette e non ogni morso provoca conseguenze gravi, ma nelle aree in cui il virus circola il rischio è noto.

Il Bellunese è una delle zone italiane storicamente più interessate dalla presenza dell’encefalite da zecca.

Non a caso proprio in provincia di Belluno la malattia venne identificata per la prima volta in Italia negli anni Novanta.

Il decorso può essere subdolo. In molti casi l’infezione è assente o lieve; in altri compaiono febbre, mal di testa, stanchezza, dolori muscolari e articolari.

Dopo una prima fase simil-influenzale, può esserci un intervallo senza disturbi.

Poi, in una quota più limitata di casi, il virus può interessare il sistema nervoso centrale, provocando meningite, encefalite o forme neurologiche più gravi.

L’età è un fattore importante: negli adulti anziani il decorso tende a essere più severo rispetto ai soggetti giovani.

A differenza della malattia di Lyme, che è causata da un batterio e può essere trattata con antibiotici, la Tbe non ha una terapia antivirale specifica. Le cure sono di supporto e dipendono dalla gravità del quadro clinico.

Per questo la prevenzione pesa molto: comportamenti corretti durante le escursioni, controllo del corpo al rientro e vaccinazione nelle zone a rischio.

_Malattie da zecca: tutti i sintomi da riconoscere

Nel Bellunese attenzione alta

L’Ulss Dolomiti monitora da anni la presenza delle zecche e dei patogeni trasmessi dal parassita.

La specie più diffusa nel territorio è Ixodes ricinus, la cosiddetta zecca dei boschi, che vive in ambienti umidi, aree boscate, pascoli, margini dei sentieri e zone con erba alta.

La sua presenza non riguarda solo l’alta quota: il rischio può esserci anche durante una semplice camminata nei boschi, un lavoro all’aperto, un’uscita con il cane o una giornata in un prato.

I dati più recenti della sorveglianza confermano il quadro.

Nel 2025 l’Ulss Dolomiti ha diagnosticato 12 casi di Tbe. La sorveglianza sulle zecche raccolte nel territorio ha mostrato la presenza di Borrelia, responsabile della malattia di Lyme, e in percentuale più bassa del virus Tbe.

Il dato numerico non deve creare allarmismo, ma spiega perché in provincia di Belluno la vaccinazione sia considerata uno strumento centrale.

Per i residenti nel Bellunese il vaccino anti-Tbe è gratuito.

Il ciclo primario prevede tre dosi, seguite dai richiami.

La copertura non è ancora uniforme: secondo i dati Ulss, poco meno di un quarto della popolazione ha ricevuto almeno una dose, con percentuali più alte in Cadore e nel Bellunese e più basse in Agordino e Feltrino.

La vaccinazione non sostituisce le cautele durante le uscite, ma riduce il rischio delle forme più gravi.

Il controllo dopo l’escursione

Le indicazioni restano semplici. Camminare sui sentieri, evitare l’erba alta quando possibile, indossare pantaloni lunghi e abiti chiari, usare repellenti adatti, controllare pelle e vestiti al rientro.

Le zecche si attaccano spesso in punti poco visibili: dietro le ginocchia, all’inguine, sotto le ascelle, sul collo, sul cuoio capelluto, dietro le orecchie.

Se una zecca viene trovata attaccata alla pelle, va rimossa con una pinzetta a punta sottile, afferrandola il più vicino possibile alla cute e tirando con delicatezza, senza schiacciare il corpo.

Non bisogna usare alcol, olio, vaselina, ammoniaca, calore o altri rimedi improvvisati prima dell’estrazione.

Dopo la rimozione la zona va disinfettata e osservata nei giorni successivi. Febbre, malessere, arrossamenti estesi, forte mal di testa o sintomi neurologici devono essere riferiti al medico.

La montagna non cambia per la presenza delle zecche.

Cambia, semmai, l’attenzione con cui la si frequenta.

Il caso del settantenne bellunese ricorda che un morso quasi impercettibile può avere conseguenze molto serie, soprattutto in un territorio dove il parassita è presente e dove la stagione delle camminate coincide con quella di maggiore esposizione.

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