Abbigliamento per la montagna: come scegliere i vestiti giusti

Scegliere l'abbigliamento giusto quando si va in montagna è fondamentale. In questo articolo vediamo quali sono le regole da seguire per scegliere i vestiti giusti per camminare in quota

15 marzo 2022 - 15:23

Chi vuole passare qualche giorno in montagna, magari facendo delle escursioni nella natura, deve immediatamente pensare all’abbigliamento giusto per l’alta quota.

La prima regola è quella di scegliere abbigliamento tecnico, fatto con membrane e tessute appositamente create per l’outdoor, la seconda regola è sicuramente: vestirsi a strati!

Vestirsi a strati, o a cipolla, è la tecnica più usata nel mondo dell’outdoor e va tenuta presente quando si scelgono i vestiti per la montagna.

Questa regola prevede di indossare diverse combinazioni di capi. Sono tre i principali livelli di abbigliamento:

  • Base layer: che è lo strato intimo, quello a diretto contatto con la pelle
  • Mid layer: ovvero quello che contribuisce a tenerci al caldo. Pile, maglione o felpa.
  • Outer layer: quello che ci protegge dagli agenti atmosferici, come il guscio e i pantaloni tecnici.

L’azione che i tre strati compiono insieme è fondamentalmente quella di trattenere il calore ma favorire la dispersione del sudore all’esterno (traspirabilità), proteggendo al tempo stesso il corpo dalle basse temperature, dal vento e dalla pioggia.

Quindi, a seconda della stagione e di quello che si andrà a fare in natura, riconosciamo ad ogni strato il suo merito.

 

Primo strato: base layer

In questo caso gli indumenti sono riuniti anche sotto l’unico termine commerciale di base layer. Ci riferiamo soprattutto alla biancheria intima a contatto con la pelle.

La sua principale funzione è allontanare dalla pelle l’umidità prodotta durante il movimento trasferendola allo strato successivo (mid-layer) o all’esterno, quindi il primo strato deve essere soprattutto traspirante.

Quando il primo strato non è sufficiente per conservare una temperatura corporea in equilibrio con l’ambiente esterno, ad esempio nella stagione invernale o nei trekking in quota, è necessario aggiungere uno strato intermedio: il cosiddetto mid layer

Lo strato intimo è creato con fibre idrofughe che non assorbono il sudore e asciugano velocemente. In percentuale minima (dal 2 al 20%) possono essere presenti elementi elasticizzati, come l’Elastan (noto anche con il nome Lycra o Spandex), che rendono l’indumento più aderente al corpo.

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Strato intermedio: mid layer

Il mid layer può essere formato da più indumenti caratterizzati da filati morbidi e leggeri.

Il più famoso al mondo, realizzato in tessuto sintetico polartec è il pile, che tiene caldo anche se bagnato e si asciuga rapidamente. La sua capacità di isolamento termico cresce in base alla grammatura.

Sempre nell’ambito delle micro fibre sintetiche segnaliamo prodotti al top, come la Polarlite della Salewa e il PrimaLoft che mantiene il calore anche in assenza di attività aerobica.

Lo strato mid-layer è una scelta importante per l’inverno e in caso di basse temperature.

La funzione principale di questo strato è contribuire ad allontanare l’umidità dal primo strato per una rapida evaporazione e nella stagione invernale deve trattenere il calore del corpo, quindi l’effetto termoisolante e traspirante sono le priorità del mid layer.

I tessuti più utilizzati sono le microfibre sintetiche, ad esempio il polipropilene e il poliestere ad alta densità, in grado di creare dei “cuscinetti” d’aria che fungono da isolante termico.

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Terzo strato: gusci e giacche da montagna

Se lo strato intermedio non è sufficiente per respingere aria, acqua e neve allora subentrano i capi tecnici outer layer.

Sono quegli abiti che isolano dalle intemperie e proteggono dalle condizioni metereologiche più estreme, insomma vanno indossati quando c’è vento o pioggia battente.

La loro principale funzione è garantire un buon grado di impermeabilità per proteggere il corpo dalla pioggia e dal vento, senza però interrompere il trasporto del vapore acqueo dalla cute all’esterno, quindi la traspirabilità è un’altra dote richiesta ai capi tecnici Outer-layer.

Sono lo strato più esterno della cipolla e pertanto devono essere impermeabili all’acqua e al tempo stesso permeabili al sudore.

Questa doppia funzione viene egregiamente svolta dalle sottilissime membrane sintetiche che vengono accoppiate ad un tessuto esterno ed uno interno (fodera) nel caso dei laminati 2L e 3L (ideali per l’inverno), oppure per “spalmatura” nei gusci 2,5L (più adatti per l’estate).

Quindi a fare la differenza sono gli elementi particolarmente porosi di politetrafluoroetilene, tra questi possiamo nominare il Gore-Tex, ma anche il Powertex adottato da Salewa, l’H2No creato da Patagonia, OutDry della Columbia e DryVent adottata da The North Face.

In estate si può rinunciare al secondo strato, ma non al terzo sempre utile in caso di pioggia.

Nella stagione calda la scelta ricadrà su giacche soft shell che occupano poco spazio nello zaino, leggere, comprimibili ma che garantiscono  sufficiente impermeabilità, tenuta al vento e traspirabilità.

Nella stagione invernale, o comunque per attività in alta quota, meglio puntare su capi di abbigliamento hard shell che invece hanno come caratteristica principale l’impermeabilità pur conservando un certo grado di traspirabilità.

Naturalmente, nella sovrapposizione degli indumenti è importante la vestibilità e il rispetto dei volumi per non aver difficoltà nei movimenti, soprattutto per chi come noi in montagna cammina e arrampica.

I punti più delicati, da valutare con accortezza nel momento che indosseremo la nostra “cipolla” sono le ascelle e per le donne il seno. Ricordiamoci che l’omino Michelin è passato di moda…

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