Verdon Canyon in the Provence in the south of France.
Il Sentiero Martel, noto anche come Blanc-Martel, è il percorso più noto delle Gole del Verdon e uno dei modi migliori per entrare davvero a piedi in uno dei canyon più famosi d’Europa.
Si sviluppa nel Parco naturale regionale del Verdon, tra lo Chalet de la Maline e Point Sublime, seguendo per lunghi tratti il corso del fiume tra pareti calcaree, boschi, ghiaioni, passaggi scavati nella roccia e tratti a picco sulla gola.
Il nome richiama Alfred Martel e Isidore Blanc, protagonisti delle esplorazioni che all’inizio del Novecento contribuirono a far conoscere questo settore del Verdon.
Ph.: Gettyimages/Sloot
Qui il paesaggio cambia di continuo: scorci aperti sulle falesie bianche, passaggi ombrosi nel bosco, punti in cui il torrente scorre vicino al sentiero e settori più severi, dove la gola si stringe e la roccia domina la scena.
Si tratta di un itinerario lineare di circa 15 chilometri, da affrontare con una buona abitudine al cammino e mettendo in conto una giornata piena.
In genere si considerano 6-7 ore con le soste, anche perché il tracciato alterna lunghi tratti scorrevoli a passaggi che richiedono più attenzione.
Non è una passeggiata: ci sono discese, risalite, scale metalliche, gallerie e un fondo che in diversi punti resta irregolare.
Proprio per questo il verso più usato resta quello classico, dallo Chalet de la Maline a Point Sublime, che consente di seguire l’andamento più logico del percorso e di organizzare meglio il rientro.
Dal rifugio de la Maline il sentiero perde quota con una lunga serie di tornanti che scendono verso il Verdon.
È una prima parte già molto spettacolare, perché apre subito la vista sulle grandi pareti del canyon e fa capire la dimensione dell’ambiente.
Più in basso si raggiunge il Carrefour des Cavaliers; una breve deviazione permette di arrivare al ponte di Estellié, mentre il tracciato principale continua verso il cuore della gola.
Dopo il Pré d’Issane si cammina a lungo vicino al fiume, tra bosco, pietraie e aperture panoramiche che mostrano tutta la verticalità delle pareti calcaree.
In questo tratto il Verdon accompagna l’escursione con il suo colore caratteristico, che cambia secondo la luce e la stagione, passando da tonalità verdi a riflessi più turchesi.
Il sentiero resta ben segnato, ma non va sottovalutato: anche quando non presenta difficoltà tecniche vere e proprie, richiede passo sicuro e attenzione, soprattutto nei punti più sassosi o umidi.
Superato il settore delle Guègues si arriva al bivio della Mescla, una delle deviazioni più note del Sentiero Martel.
Vale la pena percorrerla: in circa mezz’ora tra andata e ritorno si raggiunge il punto in cui l’Artuby confluisce nel Verdon, in uno degli angoli più suggestivi del canyon.
Ph.: Gettyimages/davidevison
Da qui si torna sul percorso principale e si riprende a camminare verso uno dei passaggi simbolo dell’intera traversata, la Brèche Imbert.
La Brèche Imbert è il tratto che più di ogni altro distingue il Sentiero Martel da una normale escursione.
Qui la progressione avviene su una lunga scala metallica con oltre 250 gradini, appoggiata alla roccia e affacciata sulla gola.
È un passaggio da affrontare con calma, senza fretta e con la dovuta prudenza.
Superata la scala, il sentiero rientra progressivamente nel paesaggio del fondo valle e riprende a seguire il Verdon in un ambiente severo, inciso e molto riconoscibile per la continuità delle pareti calcaree che chiudono il canyon.
Più avanti si raggiunge il settore del Trescaïre e poi quello dei tunnel, altro elemento caratteristico del percorso.
Il più lungo è il tunnel del Baou, che si percorre al buio per diverse centinaia di metri e richiede una torcia o, meglio ancora, una lampada frontale.
All’interno si possono trovare tratti umidi e un fondo non sempre regolare, mentre le rare aperture laterali restituiscono scorci improvvisi sulla gola.
Usciti dalle gallerie, il sentiero attraversa il Couloir Samson, dove il canyon si stringe e il paesaggio torna a cambiare ancora una volta.
È l’ultima parte davvero immersa nella forra, prima della risalita finale verso la strada e verso Point Sublime.
Anche qui è bene non abbassare la guardia: dopo diverse ore di cammino, la fatica si fa sentire e l’ultimo tratto richiede ancora energia.
L’arrivo a Point Sublime chiude la traversata.
Per il Sentiero Martel servono scarponcini o buone scarpe da trekking, torcia, acqua abbondante e qualcosa da mangiare.
I cani non sono ammessi per la presenza di scale e passaggi ripidi.
Il percorso non è adatto a chi soffre di vertigini e non va affrontato con leggerezza solo perché molto famoso: resta una lunga traversata escursionistica in ambiente di canyon.
Ph.: Gettyimages/marako85
Il bagno nel Verdon, lungo questo itinerario, non è consentito ed è pericoloso.
Primavera e inizio autunno sono in genere i momenti più favorevoli, mentre in piena estate l’escursione può diventare molto più faticosa.
Organizzare il rientro è importante quanto la camminata.
Poiché il percorso è lineare, prima di partire conviene verificare il funzionamento della navetta stagionale oppure lasciare un’auto all’arrivo, a Point Sublime.
Affrontato con queste attenzioni, il Sentiero Martel resta una delle escursioni più belle e più complete delle Gole del Verdon, il sentiero che meglio di ogni altro permette di conoscere questo canyon.
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