Costiera Amalfitana: il Sentiero degli Dei

20 marzo 2020 - 14:35

Uno tra gli itinerari escursionistici più belli del Mediterraneo

Il Sentiero degli Dei offre lo sguardo su una tra le sky-line più suggestive e famose al mondo.

Questo percorso stupisce per il paesaggio costiero ove la dorsale dei monti Lattari scivola e sprofonda nell’azzurro del mare verso l’isola di Capri. L’incredibile itinerario racconta millenni di storia, e ancora oggi è vivo (tra miti e leggende) nell’animo della gente che lo abita.

Ricco di macchia mediterranea il frutto che qui più si coltiva è quello della vite.

Si attraversano i filari che producono un particolare tipo di uva detta “Pede ‘e Palomma” (piede di colomba) tipica della zona, dalla particolare forma del tralcio e dal color roseo che ne caratterizza la vite, rarissima da trovare.

Questa fu importata dai Greci provenienti dalla penisola Calcidica durante l’invasione Dorica sulle coste elleniche insieme con altre note specie di viti.

Introdotte le prime colture di questa vite ad Ischia, ed essendo stata Positano una ex colonia greca, il tralcio di questa fu probabilmente piantato in collina, favorendo così quel gusto speciale che ne determina l’essenza e ne caratterizza la sostanza.

L’ambiente e il paesaggio

Pinnacoli, guglie di roccia calcarea e profonde gole si perdono in un vertiginoso verde, ponendosi subito all’attenzione dell’escursionista.

Su entrambi i lati, appezzamenti di terreno sistemati a terrazzo (viti, agrumi, fichi e meli) sono distribuiti su più livelli con muretti di contenimento in pietra calcarea a secco misti a malta e calce.

Lungo questo sentiero, che fin dall’antichità assolveva a un importante ruolo di collegamento, si svolgevano traffici commerciali tra i villaggi della costa (Positano, colonia ellenica) e gli insediamenti dell’entroterra (l’altopiano di Agerola).

Unica via terrestre sul versante meridionale dei monti Lattari, tra l’aspro litorale costiero e i dolci declivi dell’interno, permetteva il transito di mercanzie come: crusca, carbone, latte, spezie, legname, tessuti, pietre preziose, ceramiche, vini e oli.

Diversi esempi di quell’architettura tipica costiera, con sicuri richiami al mondo arabo mediterraneo, sono i ruderi di antiche case distribuiti lungo tutto il percorso.

Si continua a camminare in un ambiente sospeso tra guglie, profonde gole, dirupi e precipizi, quercete, grotte, felci, rovi, ginestre e numerose specie di erbe aromatiche come il timo, la salvia, il rosmarino e la rucola.

Fra storia e leggenda

Diverse testimonianze storiche lasciano intuire come questi luoghi siano stati conosciuti, con molta probabilità, da alcuni dei più noti e famosi viaggiatori del Grand Tour tra cui Goethe, Lenormant, Mendelsson, Wagner ed altri ancora che, visitandoli, ne hanno decantato le straordinarie bellezze paesaggistiche.

Altre storie e leggende narrano di come il sentiero sia stato utilizzato da briganti, malviventi e contrabbandieri che qui trovarono rifugio, nascondiglio e sicurezza per l’inaccessibilità del luogo.

Si narra di persone dette i Fatati (taumaturgi dalle facoltà soprannaturali) tra cui vi era ‘U Magio (il mago) che conservava, su un enorme libro, scritti di lieti eventi e nefasti presagi. Si racconta anche di una scrofa che, coi suoi sei piccoli, durante le notti di luna piena si trasformava in essere satanico incutendo paura ai malcapitati passanti.

È un passaggio questo, tra la costa e l’entroterra, che fin dall’antichità ha testimoniato, lungo tutto il suo percorso, quella cultura locale che tanto caratterizza questi luoghi: agreste, contadina e rurale, proprio a picco sul mare.

Qui la gente, soprattutto gli anziani, vive e lavora in sintonia col paesaggio naturale: chi raccoglie frutta dai campi coltivati a terrazzo; chi trasporta sulle spalle nuove sementi da piantare; chi, a dorso di mulo o cavallo, raccoglie e trasporta fascine di legna; chi ancora trasporta taniche d’alluminio contenenti latte fresco di capra, percorrendo due volte al giorno l’intero sentiero.

Tutto ciò fa sembrare quasi come se il tempo non fosse mai trascorso.

Un ritaglio di natura che ha vissuto fino ad oggi tra miti, realtà, storie e che è giunto integro fino ai nostri giorni con un patrimonio storico e culturale che ci invita a riscoprire da una parte le remote origini di quei nobili, fieri e liberi popoli marinari, mentre dall’altra evidenzia le radici della dura, paziente, ospitale ed orgogliosa gente di montagna.

La Grotta Biscotto, i villaggi rupestri e “il Pistillo”

Il percorso ha inizio da Bomerano (632 m) e in breve raggiunge l’inizio di uno tra i più interessanti e spettacolari itinerari escursionistici di tutta Italia, per le sue bellezze paesaggistiche e per gli scorci panoramici che si possono ammirare dall’alba fino al tramonto.

Una curva piega a destra in precipitosa discesa verso la cavità detta Grotta Biscotto (528 m), dove questo cammino ha il suo inizio tra dirupi e precipizi, profondi oltre i 200 metri, che si perdono nel vuoto.

Poco sotto la grotta sono sparsi antichi insediamenti rupestri ricavati direttamente nella roccia, sospesi a picco; testimonianze architettoniche, queste, risalenti all’epoca delle incursioni saracene.

Si prosegue camminando tra panorami mozzafiato intrisi dai profumi della macchia.

Superata quella che fino all’800 era sicuramente una tra le case meglio conservate esistenti lungo il sentiero, una gradinata ricavata con blocchi in pietra conduce sotto uno sperone roccioso alla cui base si erge una irta guglia calcarea conosciuta come il “pistillo”.

 

Panorami mediterranei: da Capri ai Monti Lattari

Poche decine di metri dopo e si raggiunge il Colle la Serra (578 m) con la presenza di un bivio e un fontanile.

Qui il paesaggio cambia decisamente scenario e si aprono ampie vedute panoramiche con l’isola di Capri, la parte finale della penisola dei monti Lattari e gli isolotti dei Galli. Dal colle ha inizio un sentiero che porta fin giù all’abitato di Praiano.

Dal bivio, invece, continuando a salire a destra in direzione NE, si attraversa un’area detta i Cannati (537 m) per un meleto sorretto da pergolati e la traccia penetra in una vegetazione a macchia.

Al di sopra di una strapiombante parete rocciosa, usando molta cautela nell’affacciarsi, è possibile scrutare dall’alto inedite visioni panoramiche di un paesaggio costiero che riesce continuamente a stupire, a meravigliare e ad emozionare: il bianco e il rosso delle case di Vettica; i fondali marini non visibili dalla strada costiera; il buio di profonde incisioni rocciose e il cupo verde dei valloni.

Guadagnato un ultimo balzo si apre un terrazzino da cui si gode uno tra i panorami più belli, incantevoli e conosciuti al mondo: una variopinta cascata di case aggrappate sui costoni della montagna che degradano vertiginosamente fin giù alla bianca marina: Positano.

Il Vallone delle Grotte e l’arrivo a Nocelle

Proseguendo, a sinistra in basso, si apre il baratro del Vallone Grotte, e la natura offre uno spettacolo di incomparabili bellezze naturalistiche e paesaggistiche; uno stretto anfiteatro che scende ad imbuto su cui dominano decine di grotte, grandi e piccole, immerse tra l’azzurro del mare e il verde dei boschi.

Dopo gli ultimi tornanti caratterizzati da rocciosi saliscendi attraverso piante di fico d’india, il sentiero penetra tra le prime case di Nocelle (420 m) ove termina il percorso, ma non il nostro incontro con un vissuto storico che qui si preserva da secoli.

Stradine immerse nel verde e nel silenzio di rampe, cortili e pergolati sono l’ideale cornice dell’ospitalità e della cordialità profusa da quei pochi e fortunati residenti.

Posto come una terrazza sopra l’abitato di Positano questo villaggio è completamente isolato tra rupi e valloni e non raggiungibile, in alcun modo, da veicoli a motore.

Come rientrare

Nocelle (frazione di Positano) è il tradizionale punto di arrivo del Sentiero degli Dei per chi parte da Bomerano. Una volta giunti qui, la soluzione più semplice è rientrare Il suo percorso è previsto sia in andata.

Chi, invece, desidera proseguire fino a Positano può proseguire percorrendo la lunga discesa di circa 1800 gradini che conduce al paese.

Chi avesse raggiunto Bomerano con l’auto potrà rientrare da Positano con bus pubblici o privati, oppure con traghetto. Nell’uno, come nell’altro caso, una volta arrivati ad Amalfi, si prende il bus navetta per rientrare ad Agerola e Bomerano.

Si tratta di un rientro abbastanza lungo (anche a causa del traffico che normalmente si incontra nei giorni festivi lungo la Costiera) e bisogna mettere in conto almeno 3 ore per completarlo.

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Informazioni utili

Laboratorio del Camminare Officinae Itineris

Orari autobus Costiera Amalfitana

Dove alloggiare

Positano.com

Costieraamalfitana.com

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