Il lupo: gestione delle problematiche di convivenza

19 marzo 2020 - 12:46

La biodiversità garantisce la sopravvivenza della vita sulla Terra, quindi la parola d’ordine è una sola: preservare gli ecosistemi e la loro diversità biologica, seriamente minacciata e in costante pericolo di rarefazione e impoverimento.

Negli ultimi cinquant’anni molte specie sono scomparse, altre rischiano di estinguersi mettendo a rischio la sopravvivenza degli ecosistemi di cui fanno parte. L’uomo ha il dovere di preservare l’ambiente e le risorse della Terra per le generazioni future. Protagonista di queste pagine è il lupo, ma non quello malvagio che voleva fare di un solo boccone la piccola indifesa Cappuccetto Rosso e reso celebre dai fratelli Grimm che lo vollero sconfitto, nel più classico dei finali.

Amico lupo

Nel 1974 venne pubblicata “Inchiesta sulle distribuzione del lupo (Canis lupus) in Italia” in cui l’autore, Luigi Cagnolaro ed i suoi collaboratori, dimostrarono con la loro indagine condotta tra il 1971 e 1973, che il lupo era scomparso da tutte le regioni dell’arco alpino già intorno al 1910 e che le uniche due popolazioni sopravvissute nell’Appennino centro-meridionale (principalmente in Abruzzo e Campania) erano oramai ridotte a meno di 100 esemplari.

Oggi, dopo oltre 40 anni, siamo a conoscenza che il lupo in Italia ha ricolonizzato una buona parte dell’areale storico sugli Appennini, espandendosi pure nei versanti italiani, svizzeri e francesi delle Alpi occidentali e centrali, raggiungendo probabilmente gli 800-900 esemplari.

Questa straordinaria e inaspettata esplosione demografica e geografica ha molteplici cause tra cui: la rigorosa protezione stabilita per legge fin dal 1971, i cambiamenti ecologici avvenuti a partire dal secondo dopoguerra nelle aree di montagna e alta collina a seguito dell’industrializzazione, urbanizzazione e abbandono dell’agricoltura tradizionale, l’espansione dei boschi e delle foreste, l’altrettanto rapida espansione della popolazione di ungulati selvatici (cinghiale, cervo, capriolo e daino) che rappresentano le principali prede naturali del lupo.

La coesistenza con l’uomo non è semplice ma neppure insostenibile

Un recente convegno tenutosi a Bologna in collaborazione tra regione Emilia Romagna ed Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha evidenziato come il lupo sia presente in tutto il territorio nazionale con picchi significativi in Emilia, Liguria, Marche, Umbria ed Abruzzo.

Questo ritorno non è stato di certo salutato da tutti in maniera positiva, specie a causa di rari attacchi ad allevamenti di bestiame, soprattutto ovini e bovini e demonizzati dalla stampa locale che troppo spesso ha esposto con eccessivo clamore quelli che in realtà sono stati episodi sporadici e dal danno estremamente limitato. È stata inoltre riscontrata l’errata convinzione che il “ritorno” di questo predatore sia frutto di una reintroduzione voluta e assecondata dall’uomo; opinione questa, diametralmente opposta a quanto successo in natura.

L’atavica ostilità per questa specie, rinfocolata dalle denunciate aggressioni a capi di bestiame, hanno generato un timore infondato, portando alla luce problematiche latenti che necessitano di un impegno comune per una soluzione pacifica e per far si che questo patrimonio naturale ed essenziale all’ecosistema, possa essere realmente tutelato.

Sono state intraprese indagini territoriali che hanno portato alla scoperta 824 esemplari, sparsi dall’arco alpino alle regioni centro meridionali, con branchi costituiti in media da poche unità, tra 2 e 8 esemplari. I metodi di indagine non invasiva (ovvero catalogando le tracce biologiche), hanno consentito di stilare anche una genealogia e creare una distinzione tra lupi veri e propri, cani lasciati liberi o inselvatichiti e ibridi, nei casi di incrocio, raro, di un cane e un lupo.

Questa prima analisi ha permesso di comprendere come non tutti gli assalti alle greggi siano riconducibili al lupo. L’osservazione dei resti ha infatti dimostrato come in diverse occasioni, la responsabilità sia da attribuire a branchi di cani rinselvatichiti e non di lupi. Questa indagine ha inoltre evidenziato come il bracconaggio, l’avvelenamento e gli investimenti stradali, siano responsabili ogni anno, dell’uccisione del 20% della popolazione totale di lupo italiano.

Tra i miti da sfatare, vi è anche l’idea che i lupi possano essere pericolosi per l’uomo, trattandosi di animali estremamente schivi e perlopiù presenti in aree quasi inaccessibili all’uomo.

Un loro riavvicinamento ad aree scarsamente abitate non è sicuramente da considerarsi preoccupante. Il lupo è una razza girovaga con un areale di caccia estremamente ampio. I casi di investimento e le carcasse rinvenute, nonché le tracciature mediante radiocollare, dimostrano come i lupi percorrano molte centinaia di chilometri prima di stabilirsi in maniera stanziale in un’area, e come sia quindi facile che possano finire a contatto in zone con presenza antropica.

Errata e anche la convinzione che i lupi possano entrare in competizione con l’uomo, in particolare con i cacciatori, nell’approvvigionamento di selvaggina.

In molti territori è emerso come il lupo sia preso spesso come capro espiatorio per tensioni venutesi a creare tra le comunità umane e le amministrazioni che gestiscono le aree protette come parchi nazionali e regionali.

In questi casi, in realtà, sono le problematiche di convivenza tra allevatori, cacciatori e le figure preposte alla gestione delle aree protette a creare conflitti che spesso sfociano poi in accuse al nuovo venuto a quattro zampe. Gli studi dimostrano come l’incidenza del lupo sia estremamente contenuta e spesso non così invasiva come la stampa locale tende ad evidenziare, alla ricerca di un sensazionalismo troppe volte privo di riscontri certi; e più facile urlare “al lupo, al lupo..” che verificare se effettivamente certi episodi siano realmente attribuibili a questo e non per esempio a branchi di cani.

Le numerose iniziative e i numerosi progetti realizzati ed in corso, pongono l’accento sulla necessità di uno scambio di informazione e di dati, il tutto accompagnato da una adeguata azione di comunicazione che possa consentire alle comunità locali di adottare accorgimenti utili ad una più serena e pacifica convivenza con il lupo. Non bisogna infatti dimenticare come gli allevatori non siano preparati ad affrontare una situazione così insolita.

La persecuzione secolare di questo mammifero ha portato a una scomparsa progressiva che era giunta quasi alla totale estinzione della specie. Solo di recente le trasformazioni in ambito rurale hanno riportato a condizioni sufficienti alla sopravvivenza di questo selvatico. Proprio l’allevamento si dimostra l’elemento critico della questione, in quanto il lupo sceglie a parità di numero di prede, la soluzione meno dispendiosa.

Dunque, pur cibandosi prevalentemente di selvaggina, a volte, non disdegna le greggi, quando si trova in condizioni particolarmente favorevoli. È questo il caso in cui i capi siano portati al pascolo e dispersi su ampie superfici, senza alcuna presenza umana, ne di cani da guardia addestrati, ne di recinzioni e attrezzature quali, lampeggianti, radio, emettitori di suono che possano avere una efficace azione dissuasoria. A peggiorare la situazione e anche la tendenza a far partorire i capi all’aperto o ad abbandonare le carcasse degli animali morti sui tratti in cui si sviluppa l’allevamento.

Questi due ultimi fattori alzano il livello di rischio, in quanto attirano i branchi (anche di cani randagi…) e creano un’abitudinarietà, fornendo facili o vulnerabili prede.

Per questa ragione, un’attenta mappatura territoriale, attraverso l’analisi dei reperti riconducibili al lupo, ha permesso di individuare aree a maggior rischio convogliando verso di esse risorse atte a preservare le mandrie ed evitando dispendiose ed in parte inutili azioni a pioggia. Le agevolazioni per la costruzione di recinti più sicuri, l’introduzione di cani a difesa delle greggi, l’informazione sulle buone prassi di allevamento, hanno dimostrato grande efficacia nella prevenzione, portando ad un miglioramento dei rapporti tra uomo e lupo.

Lotta al bracconaggio e costituzione di guardie specializzate nel gestire le situazioni legate al lupo, strategie di contrasto all’ibridazione e al randagismo, semplificazione delle procedure per la richiesta di risarcimento e migliori pratiche di allevamento, stanno evidenziando come, con l’impegno di tutti, sia possibile condividere determinati spazi con questo splendido animale.

Certamente, è indispensabile, da parte delle istituzioni, una presa di coscienza di quelle che sono le perdite economiche per gli operatori, affinché si possa procedere con giuste compensazioni senza dimenticare, per altro, come la presenza del lupo, sia un’attrattiva turistica in grado di rivelarsi una preziosa risorsa per aree economicamente deboli.

Testo e foto di Massimo Piacentino

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