Sognando California – Parte uno

18 marzo 2020 - 12:37

Per chi fermi il dito sul mappamondo là dove appaiono gli Stati Uniti ed esprima un desiderio, sicuramente la California è una delle prime mete che coincidono con esso.

I suoi parchi, il clima, la varietà di paesaggi, i connessi con i chilometri di celluloide che ha riempito i nostri occhi, le gigantesche spiagge dove l’immenso del Pacifico ora si distende, ora giganteggia sotto gli equilibrismi dei surfers, e quel senso di terra estrema che affascinò i primi conquistatori della “promise land” e che anche oggi ha il suo magnetismo per noi viaggiatori che dall’opposta sponda atlantica proveniamo.

E la sua porta d’ingresso, per noi ragazzi degli anni ’60 che abbiamo amato e sognato California più che attraverso la famosissima canzone dei Mama’s & Papa’s per i movimenti di Berkeley, le campate del Golden Gate Bridge, l’originalità delle sue strade, il fascino di Chinatown, le ardite cremagliere d’epoca, non può che essere San Francisco.

Per chi si presenti a questa terra con indole ecosostenibile e con un programma tutto natura e movimento, la metropoli potrà apparire di primo acchito soffocante e riduttiva, ma non è così. Girare per credere. Credo che non esista città più ingaggiante per muoversi in bicicletta ed a piedi, luogo ideale per chi non si spaventi delle ripide salite e per chi trovi divertente il calcare le ciclabili della downtown tra limousines, gonfi suv, roboanti Harleys e storici tramways.

Ma questa è la terra dei grandi spazi persino nelle metropoli, e dunque c’è posto per tutti. Anche questo è America. Ma sono proprio le prospettive a rendere Frisco cosi fotogenica e varia; le finestre che dalle brecce delle sue salite, che sotto i pedali diventano muri fiamminghi, si aprono sulla perpendicolare delle opposte discese, consumano gli zoom abbinando il mare della baia alle case vittoriane, l’isolotto di Alcatraz alla funicolare a cremagliera, le insegne colorate e luminescenti del quartiere di Castro alle colline retrostanti, gli ultimi plastici grattacieli di downtown alle tinte pastello dei tramways d’epoca.

Stupisce per noi italiani la quantità di piste ciclabili e di piste condivise che una città di queste dimensioni possa contenere, ma certamente stupisce di più la cortesia degli automobilisti e la segnaletica divisa per percorsi numerati e nominati che riunisce al meglio gli angoli più carini, i must culturali ed architettonici e gli spazi verdi come il Golden Gate Park che, chiuso al traffico, da solo diventa una escursione a se stante. Un pezzo di campagna nella città.

La zona della baia è l’ovvio capolinea di partenza con i negozi-noleggio di bici ed il lungomare sabbioso, invitante e spazioso che si ferma solo al cospetto del simbolo cittadino, il rosseggiante Golden Gate Bridge la cui attraversata, anche qui su corsia riservata, porta sulla opposta sponda alla baia di Sausalito, che ben si meritò una lirica dal virtuoso delle sei corde Carlos Santana e che, per chi non voglia perdersi nulla, procede per Marin, la contea dove la mountain-bike fu inventata, per terminare a Tiburòn, da dove uno dei tanti battelli che turisteggiano per la baia riporta alle sponde del litorale cittadino.

San Francisco è, per chi alle ruote a raggi preferisca il camminare, città da “urban trekking”, alleggerito, là dove le salite non avessero particolari highlights, dalle funicolari prese al volo, ma che, merito di un centro molto compatto e di zone storiche estese, a fine giornata contano facilmente oltre i dieci chilometri per qualche centinaio di metri in dislivello. 

Questo per servire gli appassionati del pedestre, perché se la bici è un mezzo agile, rispettato e coinvolgente per esplorare, chi ama camminare può essere comunque ben atteso da una rete di trasporto pubblico capillare, varia ed efficiente, dove imperdibili sono le ultracentenarie funicolari a cremagliera in legno lavorato, ottoni e cristallo dove l’attore protagonista è l’addetto al freno che ben recita la sua parte di anfitrione per i turisti.

E per finire una giornata piena con qualcosa di spettacolare e riposante per il fisico, tutti al “Panoramic Night Tour” a bordo del “Big Bus”, un paio di ore rinfrescanti e scorrazzanti che dai moli del Fisherman’s Wharf portano prima al Presidio per ammirare lo spettacolo di luci del Golden Gate Bridge, per seguire sulla storica Nob Hill al cospetto della Grace Cathedral e continuando sulla opposta sponda del Grand Bay Bridge per una pittoresca vista da Treasure Island.

Testo e foto di Carlo Ferrari

Leggi anche le puntate seguenti:

Sognando California – Parte 2

Sognando California – Parte 3

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